MOSCA - Allarme sanitario e rincorsa alle smentite ufficiali tra Mosca e Washington dopo il decesso di Daria Shipilova, 28 anni, dipendente dell’Istituto di ricerca sulla peste di Irkutsk e dell’Estremo Oriente. La donna è deceduta la scorsa settimana in un ospedale di Shelekhov, città satellite del capoluogo regionale siberiano, riaccendendo i timori sul rischio di un focolaio di peste polmonare. 

Sulla dinamica dell’infezione sono al vaglio diverse ricostruzioni. Da un lato vi è l’ipotesi che la paziente sia stata contagiata in seguito alla rottura accidentale di una provetta contenente agenti patogeni sul luogo di lavoro; dall’altro si valuta il possibile contagio durante un viaggio, con versioni che indicano un recente rientro dalla Thailandia e altre che riferiscono di una missione in Buriatia. 

Mentre le autorità sanitarie regionali non confermano la diagnosi di peste polmonare nei documenti ufficiali, sul territorio sono scattate contromisure rigorose. Secondo il canale indipendente Lyudi Baikala, quattro strutture ospedaliere di Irkutsk (tra cui un ospedale pediatrico) sono state poste in quarantena per casi sospetti. “Al momento, non siamo in grado di confermare che tutti gli ospedali di Irkutsk siano chiusi. Sono state introdotte rigide restrizioni nei reparti di degenza delle strutture in quarantena. I pazienti non possono vedere i propri familiari e le visite sono vietate”, riferisce la testata. 

Lo stesso governatore locale, Igor Kobzev, ha convocato una riunione d’emergenza a causa di “un caso sospetto di infezione particolarmente pericolosa contratta da un residente della regione”, pur senza specificare l’agente patogeno coinvolto. 

L’agenzia di sanità pubblica russa, Rospotrebnadzor, respinge con decisione qualsiasi allarmismo, liquidando le notizie sulla peste come ingiustificate: “La peste polmonare? Fake news. È tutto sotto controllo”. L’ente precisa che alla donna è stata diagnosticata “una polmonite di eziologia non accertata” (o sconosciuta).  

Inoltre, assicura che “tra le persone che hanno avuto contatti con la donna a cui è stata diagnosticata la polmonite nella regione di Irkutsk, sono stati rilevati due casi di Covid e rinovirus. Il monitoraggio del 60% delle persone che hanno avuto contatti con la donna a cui è stata diagnosticata la polmonite nella regione di Irkutsk è stato completato. Il tasso di incidenza delle infezioni respiratorie acute nella regione di Irkutsk è inferiore del 12,6% alla soglia epidemica e corrisponde ai dati medi pluriennali. Nella regione di Irkutsk vengono registrati circa 16.000 casi di infezioni respiratorie acute ogni settimana; nelle ultime due settimane non si è registrata alcuna tendenza all’aumento. La situazione sanitario-epidemiologica nella regione di Irkutsk è tranquilla”. 

L’agenzia smentisce categoricamente i “report infondati secondo cui a una dipendente dell’istituto antipulmonare nella regione di Irkutsk sarebbe stata diagnosticata la peste. Rospotrebnadzor ha comunicato che alla persona interessata è stata rilevata una polmonite di eziologia non accertata”. Nessuna conferma giunge neppure riguardo alla rottura della provetta o al focolaio in Buriatia. 

La posizione dell’agenzia coincide strettamente con quella del Cremlino. Invitando alla calma ed esortando a fare affidamento esclusivamente sulle informazioni ufficiali, il portavoce Dmitry Peskov ha dichiarato durante un briefing con la stampa: “Non si devono ascoltare voci e speculazioni. Per Rospotrebnadzor lavorano persone altamente qualificate in questo settore. Seguiamo quello che dicono loro”. 

La vicenda viene seguita da vicino anche dagli Stati Uniti. Interpellato dai giornalisti alla Casa Bianca prima della partenza per un comizio in vista delle elezioni di midterm, il presidente Donald Trump ha promesso il sostegno Usa. “Stiamo studiando la situazione con grande attenzione, ne siamo appena venuti a conoscenza. Odio vedere qualcuno alle prese con una malattia complicata. Parlano di polmonite, i batteri e i germi sono diventati più forte. Li aiuteremo, li aiuteremo come potremo. È una malattia che eravamo abituati a controllare. Ma in qualche modo quei microbi sono diventati più forti e più intelligenti, sono come un esercito. Aiuteremo la Russia”. 

Una fonte della Casa Bianca ha inoltre riferito ad Axios che l’amministrazione sta “valutando le possibili azioni da intraprendere”. A smorzare i toni è intervenuto anche il segretario di Stato Marco Rubio: “I viaggi tra Stati Uniti e Russia sono ovviamente molto limitati, ma, come per qualsiasi altra cosa, se qualcosa del genere dovesse uscire dal laboratorio potrebbe diffondersi rapidamente. Stiamo osservando e monitorando attentamente la situazione. Non credo che ci siano motivi di allarme, ma è qualcosa su cui bisogna concentrarsi e che va tenuto sotto controllo. Ed è quello che stiamo facendo”.