ROMA - Finisce lo sconto fiscale sul gasolio e il prezzo alla pompa aumenta di 6,1 centesimi al litro.
In Gazzetta ufficiale non è infatti comparso il decreto interministeriale Mase-Mef necessario per attivare il meccanismo delle accise mobili, che avrebbe consentito di usare l’extragettito Iva per ridurre la tassazione sui carburanti.
Il primo decreto-legge legato alla crisi seguita alla guerra Usa-Iran risale a marzo e da allora lo sconto aveva contribuito a contenere il prezzo del diesel, ma da oggi l’agevolazione viene meno senza una compensazione immediata.
Eni precisa che il price cap sui carburanti resta in vigore ma, come già annunciato, non assorbe il ripristino delle tasse. Il tetto ai prezzi praticato dalla società energetica continua dunque ad applicarsi, ma senza lo sconto fiscale di sei centesimi il gasolio aumenta comunque. Il diesel Eni passa da 2,19 a 2,25 euro al litro, mentre la benzina resta a 1,99 euro.
Interpellato dai cronisti in Transatlantico a Montecitorio, il viceministro dell’Economia Maurizio Leo spiega che il governo “sta ragionando” sul meccanismo delle accise mobili: “Non c’è una decisione, vediamo, ci stiamo lavorando”.
Il meccanismo, introdotto dal governo Prodi nel 2008 e riformato dal governo Meloni nel 2023, consente però interventi limitati e non immediati, perché prima lo Stato deve incassare l’extragettito.
Le associazioni dei consumatori attaccano il governo. Secondo il Codacons, lo stop allo sconto sulle accise ha già interrotto l’ondata di ribassi registrata negli ultimi giorni dopo le iniziative di Eni, Ip, Q8 e Tamoil. Il prezzo medio del gasolio sulla rete ordinaria sale a 2,244 euro al litro, contro i 2,242 di ieri, mentre in autostrada arriva a 2,267 euro.
Per il Codacons, il governo “sembra non mantenere le promesse”, perché aveva annunciato l’applicazione delle accise mobili dal 6 ottobre. Gli automobilisti, sottolinea l’associazione, possono quindi contare solo sulle iniziative autonome delle compagnie petrolifere.
Adusbef calcola che la fine dello sconto fiscale comporterà un rincaro di 3,05 euro per un pieno da 50 litri di gasolio. Secondo l’associazione, l’aumento garantirà alle casse dello Stato maggiori entrate per circa 220 milioni di euro da qui a fine anno. Il presidente Antonio Tanza parla di una decisione “errata”, che rischia di vanificare in parte gli sconti delle compagnie e di pesare sui prezzi al dettaglio.
Duro anche Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori, che parla di “tradimento del governo”. Secondo l’Unc, il mancato avvio delle accise mobili ha invertito una discesa dei prezzi che durava dal 27 settembre.
Il rialzo medio è ancora contenuto, ma per Dona il punto è che, senza la fine dello sconto, anche il gasolio avrebbe potuto continuare a scendere come la benzina.