WASHINGTON – La Federal Reserve ha lasciato invariati i tassi d’interesse pochi giorni prima delle elezioni di metà mandato, scegliendo di attendere nuovi dati di fronte a un’inflazione ritenuta ancora elevata e ormai diffusa ben oltre il settore energetico.
Il Federal Open Market Committee ha mantenuto il tasso di riferimento in una fascia compresa tra il 3,75 e il 4 per cento, dopo l’aumento di un quarto di punto deciso a settembre, il primo in oltre tre anni.
Nel comunicato diffuso al termine della riunione, la Fed ha riconosciuto che l’inflazione “rimane elevata”, ma ha sottolineato che serviranno ulteriori informazioni prima di stabilire le prossime mosse necessarie per riportarla verso l’obiettivo del 2 per cento.
La Banca centrale ha inoltre descritto l’attività economica come ancora sostenuta, con consumi interni elevati, produttività in crescita e investimenti robusti, mentre il tasso di disoccupazione è rimasto sostanzialmente stabile.
Due membri del comitato, Lisa D. Cook e Beth M. Hammack, hanno votato contro la decisione, preferendo un nuovo rialzo dei tassi.
La pausa viene decisa mentre a settembre l’inflazione annua è salita al 3,7 per cento. I prezzi della benzina sono aumentati del 9,1 per cento nel solo mese, ma rincari sono stati registrati anche per auto usate, biglietti aerei e abitazioni.
Per le famiglie, la decisione evita un immediato aumento dei costi di prestiti, carte di credito e finanziamenti, ma i salari continuano a crescere meno dei prezzi di beni e servizi. Le retribuzioni orarie medie sono salite del 3 per cento nell’ultimo anno.
Anche il mercato del lavoro mostra segnali di rallentamento: a settembre sono stati creati 29mila posti, cifra al di sotto delle attese, mentre la disoccupazione è salita leggermente al 4,2 per cento.
La scelta lascia il presidente della Fed Kevin Warsh in una posizione delicata. Dopo il rialzo di settembre, diversi investitori si aspettavano una linea più aggressiva contro l’inflazione.
Il presidente Donald Trump ha invece ripetutamente chiesto tassi più bassi, alimentando il dibattito sull’indipendenza della Banca centrale.
Tra i fattori che stanno sostenendo i prezzi figurano anche il rincaro dell’energia connesso alla guerra con l’Iran e l’effetto delle tariffe sulle merci importate, anche se alcuni funzionari della Fed ritengono che quest’ultimo impatto stia diminuendo.
Il governatore Christopher Waller ha indicato che ulteriori aumenti restano possibili, ma non necessariamente in riunioni consecutive.
La maggior parte dei funzionari della Fed aveva già segnalato a settembre la possibilità di almeno un altro rialzo entro la fine dell’anno.