NEW YORK – L’Iran è “vittima del terrorismo” e non si piegherà “ai bulli” che ignorano il diritto internazionale.

Dal palco dell’Assemblea Generale dell’Onu, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian risponde a distanza a Donald Trump, rivendicando il diritto di Teheran a difendersi e osservando i delegati americani uscire dall’aula in segno di protesta.

“Il presidente degli Stati Uniti ci ha definiti terroristi. Noi siamo stati vittime del terrorismo.

Vengo da un Iran in cui la nostra stimata Guida Suprema è stata assassinata senza alcuna base giuridica né alcuna ragione”, ha esordito mostrando la foto della Guida Suprema Ali Khamenei ucciso lo scorso febbraio durante un'operazione militare congiunta condotta dagli Stati Uniti e da Israele.

“Non siamo mai stati un aggressore, non abbiamo mai scatenato una guerra”, ha proseguito Pezeshkian, mostrando le immagini dei bambini morti in seguito ai bombardamenti americani su una scuola.

Pezeshkian ha quindi replicato direttamente alle minacce lanciate dal presidente americano: “Non chineremo mai la testa né ci piegheremo”. L’Iran, ha aggiunto, rimane “pronto al dialogo e ai negoziati”, ma non accetterà “il linguaggio della forza”.

Affrontando la questione del nucleare, nodo cruciale sia per Teheran che per Washington, Pezeshkian ha dichiarato di cercare solamente “energia per progredire, non per minacciare le società con le armi”.

“Per il nostro Paese – ha proseguito – la tecnologia nucleare pacifica rappresenta una parte integrante del nostro progresso. Per i nostri malati significa cure e trattamenti. Per il settore agricolo significa sicurezza alimentare. Per l’industria significa sviluppo, progresso e produzione di energia elettrica”.

Pezeshkian ha anche puntato il dito contro Israele che, ha detto, “possiede bombe e armi di distruzione di massa, non è membro del Trattato di non proliferazione nucleare e non ha consentito una sola ispezione. Eppure, riceve tutti i mezzi necessari per poter bombardare a piacimento qualsiasi capitale della regione”.

“L’arma nucleare è in Israele, ma gli ispettori sono in Iran”, ha accusato.

Il presidente iraniano ha ribadito la necessità di portare la pace anche in territorio palestinese che “rimane una ferita aperta nella coscienza della comunità internazionale”, così come quanto accaduto a Gaza, “rimane il simbolo del fallimento dei meccanismi internazionali nel prevenire le sofferenze dei civili”.

Pezeshkian ha chiarito che l’Iran non può “parlare di pace ignorando la Palestina. Una pace duratura è impossibile senza giustizia per la Palestina”.

Prima di concludere, il leader di Teheran ha ricordato che il popolo iraniano è pronto a resistere, “non chineremo mai il capo né ci metteremo in ginocchio”, ma ha anche assicurato di essere disponibile “al dialogo, alla diplomazia e ai negoziati, ma non accetteremo il linguaggio della forza”.