WASHINGTON - Nuova e drastica impennata della tensione nel Mar dei Caraibi. Il Comando Sud degli Stati Uniti (Southcom) ha comunicato l’arrivo ufficiale nella regione della portaerei a propulsione nucleare USS Nimitz (CVN 68) e del relativo gruppo d’attacco, che rimarranno stanziati nell’area a tempo indeterminato.
L’imponente schieramento navale coincide con l’intensificarsi della campagna di pressione dell’amministrazione Trump contro l’isola e segue di poche ore l’annuncio a Miami dell’incriminazione formale dell’ex presidente cubano Raúl Castro, oggi 94enne, accusato del tragico abbattimento di due aerei civili avvenuto vicino alle coste cubane nel 1996.
“Benvenuti nei Caraibi, Gruppo d’Attacco della Nimitz”, ha postato su X il Southcom, l’organismo responsabile delle operazioni statunitensi in America Latina (Messico escluso). Il gruppo di combattimento è composto dalla stessa USS Nimitz, dal Carrier Air Wing 17 imbarcato (CVW-17), dal cacciatorpediniere USS Gridley (DDG 101) e dalla nave da rifornimento USNS Patuxent (T-AO 201). Nel messaggio social, il comando ha evidenziato come l’unità abbia già dimostrato la propria letalità “dallo Stretto di Taiwan fino al Golfo Persico, garantendo la stabilità e difendendo la democrazia su scala globale”.
Nelle scorse settimane la Nimitz aveva navigato lungo le coste statunitensi nell’ambito di un programma di addestramento navale a lungo pianificato, che ha incluso anche recenti esercitazioni con la Marina brasiliana. È tuttavia quasi impossibile considerare una coincidenza l’ordine del Pentagono di far convergere il gruppo navale nei pressi di Cuba proprio nel giorno dell’affondo giudiziario contro l’ex leader del regime castrista.
Fonti militari statunitensi hanno precisato al New York Times che l’amministrazione Trump intende utilizzare la Nimitz e i suoi caccia principalmente come uno “show di forza” politico-militare e non, al momento, come piattaforma per una massiccia operazione sul terreno.
Si tratta di una strategia speculare a quella adottata alla fine del 2025 con l’invio nei Caraibi di un’altra portaerei, la USS Gerald Ford. Quella missione servì da supporto logistico al blitz militare che lo scorso 3 gennaio ha portato alla cattura di Nicolás Maduro a Caracas, prima che la stessa Gerald Ford venisse ridislocata in Medio Oriente per partecipare all’attuale campagna militare contro l’Iran.
Intanto, l’isola di Cuba si trova in ginocchio, stremata da oltre sessant’anni di embargo commerciale e da una crisi energetica senza precedenti, aggravata dal blocco totale all’importazione di petrolio imposto di recente dalla Casa Bianca.
Contro quella che viene definita una “brutale pressione economica”, è intervenuta duramente la Russia, storico alleato della Repubblica di Cuba. La portavoce del ministero degli Esteri di Mosca, Maria Zakharova, ha condannato senza mezzi termini le manovre statunitensi, promettendo al governo de L’Avana un “sostegno attivo” e continuo, anche sul piano degli approvvigionamenti energetici, dopo i carichi di greggio già inviati nei mesi scorsi.
“Continueremo a fornire il massimo sostegno al fraterno popolo cubano mentre gli Stati Uniti cercano di strangolarlo economicamente”, ha dichiarato Zakharova, citata dalla Tass. “Confermiamo la nostra piena solidarietà a Cuba e condanniamo risolutamente qualsiasi tentativo di interferenza grossolana negli affari interni di uno Stato sovrano, nonché l’intimidazione, l’applicazione di misure restrittive unilaterali illegali, le minacce e i ricatti di Washington”.