BERLINO - Una proposta dirompente per sbloccare l’integrazione di Kiev ed evitare le lungaggini dei veti incrociati. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha inviato una lettera ufficiale ai vertici dell’Unione Europea proponendo di concedere all’Ucraina lo status speciale di “membro associato”. Il documento, indirizzato alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, al presidente del Consiglio Ue Antonio Costa e al presidente di Cipro (paese detentore della presidenza di turno) Nikos Christodoulides, mira ad aprire “senza indugio” tutti i capitoli negoziali. 

“È evidente che non saremo in grado di completare il processo di adesione in tempi brevi, dati gli innumerevoli ostacoli nonché le complessità politiche dei processi di ratifica nei vari Stati membri”, ammette Merz nella missiva. “Tuttavia, in vista del processo di pace, non abbiamo tempo per ulteriori ritardi. È giunto il momento di procedere con coraggio attraverso soluzioni innovative”. 

La forza del piano tedesco risiede nella sua flessibilità giuridica: il modello non richiederebbe alcuna modifica dei Trattati Ue, né la firma immediata di un Trattato di adesione, ma poggerebbe su “un forte accordo politico”. Non si tratterebbe comunque di un’associazione al ribasso o “light”. La proposta prevede infatti l’estensione a Kiev dell’articolo 42.7 del Trattato sull’Unione Europea, ovvero la clausola di mutua assistenza e difesa, per creare una garanzia di sicurezza sostanziale a favore del Paese in guerra. 

Sotto il profilo istituzionale, lo status di membro associato garantirebbe all’Ucraina la partecipazione alle riunioni del Consiglio europeo e del Consiglio dell’Unione europea, seppur senza diritto di voto. La proposta prevede inoltre la nomina di un membro associato all’interno della Commissione europea, che sarebbe senza portafoglio e con piena partecipazione ai lavori eccetto che nelle votazioni, e l’invio di deputati associati presso il Parlamento europeo, anch’essi senza diritto di voto. 

Sul piano economico e legislativo, l’applicazione dell’acquis comunitario avverrebbe gradualmente, di pari passo con i progressi fatti nei negoziati (che si preannunciano complessi, soprattutto nel settore agricolo). Il bilancio dell’Unione non verrebbe applicato subito per intero, ma solo in modo progressivo e limitatamente ai programmi a gestione diretta. 

Per blindare il processo, Berlino propone un rigido meccanismo di salvaguardia: l’Ue manterrebbe il potere di revocare o congelare i benefici concessi qualora Kiev dovesse registrare arretramenti sullo Stato di diritto o passi indietro strutturali. 

L’Ucraina aveva ottenuto lo status di candidato ufficiale già nel 2023, ma il percorso era rimasto a lungo congelato dal veto dell’Ungheria di Viktor Orbán. Lo scenario a Budapest è però radicalmente mutato dopo la vittoria di Péter Magyar alle elezioni dello scorso 12 aprile, un evento che spinge la Germania e la maggioranza dei partner europei a ritenere che i negoziati possano finalmente decollare. 

Merz ha precisato che questo trattamento d’emergenza riflette l’eccezionalità dell’Ucraina in quanto Paese aggredito. Per le altre nazioni in lista d’attesa, come la Moldova o i Paesi dei Balcani occidentali, il cancelliere suggerisce “passi sostanziali” differenti, come un accesso privilegiato al mercato interno e un coinvolgimento più stretto nei processi decisionali quotidiani delle istituzioni comunitarie. L’obiettivo finale di Berlino è l’istituzione immediata di una Task Force dedicata per elaborare i dettagli tecnici e giuridici del piano. 

Da Mosca, le manovre europee vengono seguite da vicino. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha colto l’occasione per ribadire l’apertura della Russia a canali di comunicazione con l’Occidente, commentando anche i recenti posizionamenti delle cancellerie del Nord Europa. “Nelle ultime 3-4 settimane abbiamo ascoltato dichiarazioni dal Presidente della Finlandia Alexander Stubb e anche segnali da Berlino secondo cui prima o poi sarà necessario parlare direttamente ai russi. Noi siamo pronti a parteciparvi. Riteniamo che parlare sia sempre meglio che arrivare a un confronto diretto, che è esattamente quello che stanno facendo ora gli europei. Se l’Europa ha cambiato modalità, noi accogliamo positivamente tale sviluppo”.