LONDRA (INGHILTERRA) - Accontentarsi mai, è questo il segreto delle grandi squadre. La sbornia per la vittoria di una Premier League attesa per 22 anni non è stata ancora smaltita del tutto ma la stagione dell’Arsenal non è ancora conclusa: domenica c’è il Crystal Palace nell’ultima di campionato, il 30 maggio a Budapest la finale di Champions col Psg.
Un appuntamento con la storia che Mikel Arteta non vuole mancare. “Abbiamo avuto 48 ore per goderci il successo della vittoria del campionato - racconta il tecnico spagnolo nel media day Uefa riservato ai Gunners - Domani e sabato ci prepareremo molto bene per ritrovare le energie ed essere al massimo livello domenica. Avremo un momento per festeggiare, alzare la coppa e connetterci con le persone che ci sono sempre state accanto. Poi avremo sei giorni per scrivere una nuova pagina di storia di questo club”.
L’Arsenal ha vinto il titolo dal divano, assistendo al pari del City col Bournemouth che ha di fatto chiuso i giochi. “Mi sono goduto ogni momento, è stata una serata fantastica. I margini fra arrivare primi o secondi in Premier sono davvero piccolissimi e quando vinci capisci quanto la vittoria sia immensa per tutte queste persone: vedere tutte queste famiglie festeggiare è stato incredibile”.
L’aver battuto il maestro Guardiola ha poi dato un ulteriore sapore. “Pep è stato una parte importante del mio percorso di allenatore, è stato un percorso pieno di lui, del Manchester City, delle altre squadre: tutti ci hanno costretto ad alzare il livello, negli ultimi anni c’eravamo andati vicini a vincere il titolo e questa volta fortunatamente ci siamo riusciti - sottolinea Arteta - Un momento decisivo? Ci sono tante immagini nella mia testa, ma cito l’incontro che abbiamo avuto a inizio stagione qui fuori vicino l’albero. Ho detto: ‘guardate che squadra abbiamo costruito, dipende da noi’. Ma avevamo capito che eravamo passati a un livello successivo e che quella chiacchierata avrebbe avuto un impatto sulla testa di ognuno”.
In questi anni all’Arsenal Arteta non ha mai smesso di mettersi in discussione e anche all’inizio di questa stagione è stata dura per la pressione di dover vincere. “Giocare costantemente con quel peso sulle spalle non è facile e anche per questo la cosa di cui sono più orgoglioso è non tanto aver vinto il campionato ma il modo in cui l’abbiamo fatto. Abbiamo mostrato valori che sono molto importanti non solo nello sport, ma nella vita, come la perseveranza, la resilienza, la capacità di restare lucidi quando le persone dubitano di te. E anche la vulnerabilità”.
“Mi sono posto questa domanda: sono bravo abbastanza da guidare questi giocatori alla vittoria di un grande trofeo? La grande lezione è questa: restare umili, curiosi e concentrarsi sull’obiettivo che vuoi raggiungere - sottolinea Arteta - Se dai il massimo, ti concedi una buona possibilità. Ci siamo concessi una buona possibilità per tre anni e stavolta ce l’abbiamo fatta. Ma ora vogliamo di più: sappiamo di essere cresciuti passo dopo passo e non vogliamo fermarci”.
Fra i volti simbolo di questo Arsenal pronto a giocarsi anche la Champions ci sono Viktor Gyokeres (“E’ una sensazione eccezionale vincere la Premier al primo anno, qualcosa di speciale. Se mi sono conservato qualche gol per la finale? Sono qui per segnare, è la cosa più importante”) e Riccardo Calafiori. “La finale di Champions? Ancora mi sembra un sogno - ammette il difensore italiano a Sky - Non mi sarei mai immaginato di arrivare fin qui e ora spero di alzare anche questa coppa. Il mese di marzo fra Nazionale e Arsenal è stato abbastanza complesso ma ricordo che Heinze (il vice di Arteta, ndr) mi disse che qualcosa di bello sarebbe successo. La prima cosa è accaduta, speriamo ne arrivi un’altra anche se la delusione per non essere andati ai Mondiali rimane”.