La rappresentanza, per chi vive a sedicimila chilometri dall’Italia, non è un concetto astratto. Ha il volto di chi conosce la comunità, frequenta i suoi circoli, ascolta le esigenze dei connazionali e porta quella voce fino a Roma. Questo legame, costruito negli anni tra gli italiani all’estero e i loro parlamentari, è oggi al centro del confronto politico. La riforma della legge elettorale – approvata dalla Camera e ora attesa al vaglio del Senato – ridisegna infatti la Circoscrizione Estero, suscitando timori soprattutto nelle realtà più lontane e numericamente meno consistenti, come quella australiana.
L’emendamento prevede infatti una profonda revisione dell’attuale sistema. Le quattro ripartizioni geografiche della Camera – Europa; America meridionale; America settentrionale e centrale; Africa, Asia, Oceania e Antartide – verrebbero ridotte a due: Europa e resto del mondo. Al Senato, invece, l’intera Circoscrizione Estero confluirebbe in un’unica circoscrizione mondiale. Per la maggioranza si tratta di una razionalizzazione del sistema elettorale; per le opposizioni e molti rappresentanti delle comunità italiane all’estero il rischio è quello di indebolire il legame tra eletti ed elettori e di compromettere la rappresentata democratica.
Tra le voci più autorevoli del dibattito c’è quella di Marco Fedi, primo italo-australiano eletto al Parlamento italiano nel 2006 e per tre legislature deputato della ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide. Intervenuto negli studi di Rete Italia e Il Globo TV, Fedi invita anzitutto a distinguere tra la riforma della legge elettorale nel suo complesso e le modifiche specifiche alla Circoscrizione Estero, ma non nasconde le proprie perplessità.
Secondo l’ex parlamentare, il cambiamento più critico riguarda proprio la perdita del criterio territoriale, soprattutto al Senato. “Viene meno il rapporto tra gli elettori e gli eletti”, osserva. Un parlamentare chiamato a rappresentare l’intero mondo, spiega, difficilmente potrà conoscere le esigenze specifiche delle diverse comunità sparse nei cinque continenti. Il rischio, aggiunge, è che il voto “finisca per basarsi esclusivamente sulle appartenenze politiche”, lasciando in secondo piano la conoscenza diretta dei territori.
L’ex deputato ricorda che il ruolo di un parlamentare eletto all’estero va ben oltre la semplice attività legislativa. Significa intercettare le difficoltà vissute dalle comunità italiane, dialogare con le istituzioni diplomatiche, segnalare criticità al governo e al Parlamento italiano e contribuire al dibattito su temi sempre più attuali, come l’immigrazione. “Più questi temi sono al centro della discussione politica sia in Italia sia in Australia, più il ruolo di un parlamentare eletto all’estero diventa fondamentale”, sottolinea.
Un altro nodo riguarda il peso elettorale delle diverse aree del mondo. Con l’accorpamento delle circoscrizioni, osserva Fedi, realtà come l’Australia rischierebbero inevitabilmente di essere oscurate da Paesi con una presenza italiana molto più numerosa, come quelli dell’America Latina. “Se dovessero inoltre essere confermate liste bloccate senza preferenze – aggiunge –, aumenterebbe ulteriormente la probabilità che i candidati provenienti dall’Oceania restino esclusi dall’elezione”.
Le stesse preoccupazioni emergono anche tra i rappresentanti delle associazioni italiane del Victoria, una comunità corposa che conta oggi oltre 160mila connazionali iscritti all’AIRE.
Secondo Piero Renda, segretario del Floridia Social Club, la rappresentanza non dovrebbe essere ridotta, ma rafforzata. A suo giudizio ogni Paese presenta caratteristiche profondamente diverse e un unico parlamentare difficilmente potrebbe interpretarne le esigenze. “Un rappresentante eletto qui conosce il territorio, le problematiche e le priorità della nostra comunità”, osserva, ricordando come i circoli continuino ogni giorno a custodire un patrimonio culturale che rischierebbe altrimenti di disperdersi.
A fargli eco Pina Piedimonte, presidente dell’Associazione Donna Siciliana nel Mondo. Pur riconoscendo che sarà il Parlamento a decidere, ritiene che la riforma rappresenti un passo indietro per gli italiani d’Australia. “Un conto è avere un parlamentare che vive qui, conosce Melbourne e conosce i problemi della nostra comunità. Un altro è avere qualcuno che vive dall’altra parte del mondo”. Per Piedimonte, le associazioni continuano a svolgere un ruolo essenziale nel mantenere vivo il legame con l’Italia, come dimostrano gli eventi che ogni anno richiamano centinaia di persone e rafforzano il senso di appartenenza anche nelle nuove generazioni.
Più netto ancora il giudizio di Sam Sposato, presidente del Calabria Club, che inserisce questa riforma in un quadro più ampio. “Abbiamo l’impressione che noi italiani Down Under veniamo trattati come cittadini di seconda categoria”, afferma, ricordando anche le recenti modifiche in materia di cittadinanza. A suo avviso, la comunità deve continuare a far sentire la propria voce perché “i connazionali all’estero hanno bisogno di una rappresentanza più forte, non più debole”.
Anche Giuseppe Pagliano, vicepresidente dell’U.N.S.I. Victoria e presidente dell’ASSOARMA, richiama il valore simbolico e concreto della presenza di rappresentanti radicati sul territorio. “Le attività dell’associazione – dalla partecipazione all’ANZAC Day fino alle commemorazioni al cimitero militare di Murchison – testimoniano un legame costante con il Belpaese” e, secondo Pagliano, i suoi cittadini all’estero meritano una rappresentanza capace di comprenderne il significato. Ridurre il numero degli eletti, sostiene, significherebbe inevitabilmente indebolire anche la voce della comunità.
Il percorso parlamentare della riforma è ancora aperto e il Senato potrebbe introdurre modifiche. Fedi, tuttavia, invita alla prudenza. Molto dipenderà dagli equilibri politici e dall’eventuale reintroduzione delle preferenze, ma resta il timore che la nuova configurazione della Circoscrizione Estero possa essere confermata.
Al di là dell’esito legislativo, l’ex deputato guarda oltre il dibattito contingente e lancia un appello alla partecipazione attiva. Ricorda il prossimo rinnovo dei Com.It.Es. a fine anno e, successivamente, del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, sottolineando che la rappresentanza non si esaurisce nei seggi parlamentari, ma passa anche attraverso il coinvolgimento diretto dei cittadini. “Ogni volta che abbiamo la possibilità di avere voce, dobbiamo esercitarla – conclude Fedi –. Gli strumenti della politica sono tanti: sta a noi usarli per continuare a far sentire la forza della nostra comunità”.