CANBERRA - L’economia australiana ha registrato una crescita del 2,1% rispetto all’anno precedente, un dato superiore ai risultati del 2024 ma comunque leggermente inferiore alle attese dei mercati. La nuova fotografia fornita oggi dall’Australian Bureau of Statistics mostra un’economia che ha ritrovato slancio, sostenuta da una forte ripresa degli investimenti, sia pubblici sia privati, mentre si riaccende il dibattito politico sul ruolo della spesa governativa.
La spesa pubblica è aumentata del tre per cento nel terzo trimestre, trainata da progetti nel settore delle energie rinnovabili, della gestione delle risorse idriche, delle telecomunicazioni e dei trasporti. Un incremento che ha fatto scattare le critiche dell’opposizione e di alcuni economisti, preoccupati per l’impatto sul quadro inflazionistico.
Shane Oliver, capo economista di AMP, ha osservato che un’economia spinta eccessivamente dal settore pubblico rischia di ridurre lo spazio di manovra per gli investimenti privati, frenando la produttività e alimentando pressioni sui prezzi.
Il settore privato, però, mostra segnali robusti. Gli investimenti in macchinari ed equipaggiamenti sono cresciuti del 7,6%, spinti soprattutto dallo sviluppo di data centre e tecnologie legate all’intelligenza artificiale. Anche i consumi delle famiglie sono aumentati dello 0,5%, sostenuti da un leggero miglioramento del reddito reale.
Il ministro del Tesoro Jim Chalmers ha rivendicato questi risultati come prova di una “ripresa guidata dalla domanda privata”, sottolineando che il motore dell’espansione economica sta tornando nelle mani delle imprese e delle famiglie.
Nonostante la crescita complessiva, il PIL pro capite è rimasto piatto, complice l’incremento demografico. La produttività è salita dello 0,8% nell’anno, un miglioramento apprezzabile ma ancora insufficiente, secondo molti analisti, per sostenere una crescita non inflazionistica.
Ted O’Brien, omologo al Tesoro dell’opposizione, ha accusato il governo di aver “gonfiato artificialmente il PIL” con una “corsa alla spesa” che, a suo dire, limita la capacità della Reserve Bank di tagliare i tassi d’interesse come auspicato dagli australiani.
Per ora, i mercati continuano a prevedere una pausa prolungata nelle decisioni della RBA, mentre l’OCSE ha rivisto al rialzo le prospettive dell’Australia, stimando una crescita del 2,3% nel biennio 2026–2027.
Resta però l’incognita principale: se la spesa pubblica non rallenta e la produttività non accelera, la gestione dell’inflazione potrebbe rivelarsi nuovamente complessa.