BEIRUT - L’antica città fenicia di Tiro, situata sulla costa meridionale del Libano a circa venti chilometri dal confine con Israele e a 83 chilometri a sud di Beirut, è stata ufficialmente iscritta nella lista del patrimonio mondiale in pericolo dell’Unesco. A darne l’annuncio su X è stato lo stesso organismo dell’Onu per la Scienza, l’Educazione e la Cultura, con sede a Parigi, attualmente riunito a Busan, in Corea del Sud, per la sua 48ª sessione del Comitato del patrimonio mondiale.
L’iniziativa è giunta su richiesta formale del governo e delle autorità libanesi, a seguito dei bombardamenti condotti dall’esercito israeliano nell’ambito della campagna di raid avviata dall’inizio della guerra contro Hezbollah, il 2 marzo scorso. La maggior parte degli abitanti della storica città costiera (considerata tra le più antiche del mondo mediterraneo) è stata costretta a fuggire massicciamente dopo gli ordini e gli appelli di evacuazione emessi dall’Idf (Forze di difesa israeliane) per diversi quartieri, incluse alcune aree archeologiche.
Iscritta nel patrimonio mondiale dell’Unesco nel 1984, Tiro racchiude due siti protetti con importanti rovine dell’Impero Romano, tra cui un arco trionfale e un ippodromo risalente al II secolo. Nel corso del conflitto, la città è rimasta pesantemente coinvolta e a giugno uno dei siti protetti è stato direttamente colpito da un attacco israeliano.
A fronte della situazione sul campo, l’agenzia delle Nazioni Unite ha espresso forte preoccupazione per la tutela dell’area: “Il sito è stato colpito direttamente e ha subito danni. Inoltre, il suo stato di conservazione è motivo di crescente preoccupazione, soprattutto data la possibilità di ulteriori impatti”, ha dichiarato l’organizzazione.
L’agenzia ha quindi preso atto dell’impossibilità di garantire la tutela delle rovine, rilevando che “non sussistono più le condizioni ottimali per garantire la conservazione e la protezione dell’eccezionale valore universale del sito”.
A fronte della distruzione e dei rischi per il patrimonio archeologico, il ministro libanese della Cultura, Ghassan Salamé, ha accusato apertamente Israele di violare la Convenzione dell’Aia sull’obbligo di tutela dei beni culturali in caso di conflitto armato.