Massimo Ranieri non vede l’ora di tornare sul palco e vivere ancora una volta l’emozione di presentare al pubblico una canzone nuova, per la prima volta dal vivo. Gli piace osservare le reazioni degli spettatori, cogliere lo stupore sui loro volti e magari scorgere qualche espressione smarrita, di chi si domanda in quale disco fosse contenuto quel brano e a quale periodo della sua carriera appartenga. È proprio questa la magia della musica: riuscire a sorprendere, emozionare e creare un legame immediato con chi ascolta.

La nuova canzone si intitola Il giorno prima ed è stata scritta da Niccolò e Carlo Verrienti, che hanno confezionato un brano su misura per la sensibilità interpretativa dell’artista, con la produzione di Gino Vannelli. Il pezzo entrerà ufficialmente nella scaletta del concerto a Catanzaro che segna la ripresa del suo instancabile tour Tutti i sogni ancora in volo, un viaggio musicale e teatrale che continua a raccogliere il pubblico in tutta Italia.

Ranieri riflette sul panorama musicale contemporaneo e non nasconde qualche perplessità: “Oggi non si fanno più canzoni”. A suo giudizio, molti brani sembrano realizzati con l’intelligenza artificiale o comunque privi di quella cura artigianale che caratterizzava la grande musica del passato. Le eccezioni, naturalmente, non mancano, ma per il cantante è importante recuperare il valore delle melodie e dei testi capaci di lasciare un segno. È anche da questa convinzione che nasce il progetto del nuovo album, atteso in primavera, nel quale Ranieri intende rendere omaggio alla musica degli anni ‘60. Un repertorio che appartiene alla sua formazione artistica e personale, fatto di canzoni che ascoltava e cantava da ragazzo, quando lavorava al bar. Tra i suoi riferimenti ci sono Adriano Celentano, Rita Pavone, Sergio Endrigo e Luigi Tenco: interpreti e autori che hanno contribuito a scrivere pagine importanti della storia della canzone italiana.

Nel frattempo, l’artista si concede una pausa nella sua casa romana. Dopo circa duemila spettacoli negli ultimi vent’anni, forse anche di più, e una media di cento serate all’anno, il riposo è diventato una necessità. “Essere curiosi è il mio motto. Ma posso dirmelo da solo? Ora mi godo un po’ di meritato riposo. Una pausa per capire che cosa voglio fare da grande”, racconta con ironia.

La scorsa estate, ammette, è stata particolarmente faticosa, complice il caldo estremo, con temperature che in autostrada arrivavano a 47 gradi. Per questo, tornare alla quotidianità romana ha rappresentato un piacere riscoperto: passeggiare, uscire di casa e fermarsi a chiacchierare con le persone, anche nel traffico e nello smog della capitale. Il contatto umano resta fondamentale per Ranieri, che viene spesso riconosciuto per strada e coinvolto in conversazioni sulla sua lunga carriera e, immancabilmente, sul Festival di Sanremo.
Ripensando alla manifestazione, sottolinea come, oltre alla celebre Perdere l’amore, anche Lettera di là dal mare, premiata dalla Critica, avrebbe meritato di salire sul podio. Un brano intenso e doloroso, dedicato a un tema che non lascia indifferenti: quello delle migrazioni. Ranieri lo descrive come un testo che, quasi inconsciamente, si vorrebbe evitare proprio per la sua capacità di toccare corde profonde. A questo proposito ricorda Massimo Troisi, che come lui amava definirsi “un emigrante”, evocando il legame con le proprie radici e il desiderio di tornare a casa.

Per Ranieri, infatti, Napoli continua a rappresentare un richiamo irrinunciabile. L’artista non vede l’ora di esibirsi per tre giorni al Politeama, nel quartiere che gli appartiene e dove, da ragazzo, si intrufolava per assistere alle prove del Festival di Napoli. Fu proprio lì che ascoltò per la prima volta Tu si ‘na cosa grande, interpretata da Domenico Modugno, e Volare: ricordi che raccontano non soltanto la sua storia, ma anche quella di una città profondamente legata alla musica.

Guardando alla propria vita, rifarebbe gran parte delle scelte compiute, pur riconoscendo qualche inevitabile rammarico. Ciò che lo colpisce maggiormente è il modo in cui sono cambiate le relazioni: “Abbiamo troppa fretta, anche nei sentimenti”. Gli incontri si consumano in una stretta di mano, un caffè promesso e un arrivederci che spesso non si trasforma in un nuovo appuntamento. “C’è il vaso con la terra, ma non riusciamo a mettere il seme”, osserva, descrivendo una società sempre in movimento, incapace di concedersi il tempo necessario per far crescere legami autentici.

Il tour proseguirà fino alla fine di gennaio, mentre a febbraio l’attenzione si sposterà su Stefano De Martino, atteso alla guida di Sanremo. Ranieri, che è stato suo ospite, ne apprezza la spontaneità e la naturalezza: “Ha una faccina dolce, sembra ancora più giovane della sua età”. Consapevole della complessità della macchina organizzativa del Festival, gli riconosce sicurezza e capacità di mettere a proprio agio il pubblico, come dimostra anche la conduzione di Affari tuoi.

“Non vorrei stare nei suoi panni alle prese con la macchina del Festival, spaventosa”, ammette, prima di concludere con un augurio sincero: “Gli faccio gli auguri dal profondo del cuore. Andrà benissimo”.

Tra nuovi progetti, ricordi e riflessioni sul presente, Massimo Ranieri continua così a guardare avanti senza dimenticare il passato. Perché a volte il desiderio di tornare indietro non nasce dalla volontà di cancellare ciò che è stato, ma dalla consapevolezza che la vita, con tutte le sue imperfezioni, merita di essere vissuta fino in fondo.