BUENOS AIRES – Tornare in Argentina, per Mattea Musso, vuol dire tornare a casa. Per lei, nata a Modica – diplomata in pianoforte al Conservatorio di Firenze e poi specializzata in canto e musica barocca – Buenos Aires rappresenta oltre dieci anni di vita.

Qui infatti, dopo un soggiorno a New Orleans, ha vissuto dal 2014 al 2025 e ha lavorato, tra altre esperienze, nel Coro polifonico nazionale come mezzosoprano.

Oggi vive a Madrid. “Una città dinamica e al tempo stesso a misura d’uomo – spiega –. Simile a Buenos Aires per la cordialità e la disponibilità delle persone, ma con meno stress e una vita più ordinata”. Nella capitale spagnola lavora nell’Orchestra e Coro della Comunidad di Madrid (Orcam), diretti da Alondra de la Parra.

In queste settimane, Mattea è in Argentina per una serie di concerti e masterclass. Felice di ritrovare amici, compagni di lavoro e di note, i luoghi che sono stati lo scenario di esperienze importanti dal punto umano e professionale.

Ha fatto tappa a Mendoza, al Teatro Independencia, per un concerto di musica barocca dedicata al ‘700 italiano, accompagnata dal violino solista di Gustavo di Giannantonio, con i musicisti di El Círculo Armónico.

Il barocco sarà protagonista anche del concerto Seiscentos. Cuando la palabra canta, alla Biblioteca Café di Buenos Aires, domenica 23 agosto alle 20:30.

Mattea canterà arie di Girolamo Frescobaldi, Giovanni Girolamo Kapsberger, Sigismondo D’India, Tarquinio Merula. “Eseguirò anche arie composte da Barbara Strozzi, nata a Venezia nel 1619 – dice –. Una delle poche donne dell’epoca che lavorava come professionista nelle corti europee”. Arrivò persino a vendere a condizioni di mercato le proprie composizioni, senza dipendere da mecenati.

“Accanto a me, ad accompagnarmi, ci sarà Laura Fainstein, alla tiorba, strumento a corda tipico del barocco”, aggiunge.

L’annuncio dei concerti sui social media di Mattea.

Il 29 agosto parteciperà al festival Galas del Río a La Paz (sul fiume Paranà, nella provincia di Entre Ríos). “Una bellissima manifestazione di musica e arti visive”, spiega.

Il recital di Mattea si intitola Dolcissimi legami, espressione che si trova in una lettera d’amore di Claudio Monteverdi. Ad accompagnarla, oltre alla tiorba di Laura Fainstein, ci saranno l’arciliuto di Hernán Vives e il violoncello di Hermann Schreiner.

“La presenza del fiume rende tutto magico – spiega –. Il festival ha anche un risvolto sociale. Gli artisti partecipanti sono coinvolti in un progetto con le scuole della città, dove si tengono conferenze per avvicinare i ragazzi alla musica”.

Un’altra bella immagine di Matte Musso.

Il primo settembre, Mattea torna a Buenos Aires. “Sarò al Macba, il Museo d’arte contemporanea, per un concerto che celebra il decimo anniversario della fondazione – dice –. Sarò accompagnata al piano da Claudio Santoro, mio migliore amico e pianista del Coro Polifónico, e suoneremo Maurice Ravel, Gabriel Fauré e Gustav Mahler”. Tre autori rappresentativi del passaggio tra Ottocento e Novecento.

Un programma intensivo, per il quale Mattea ha rinunciato alle vacanze estive. “Ma va bene così, ho bisogno di tenere collegato l’asse Italia-Madrid-Buenos Aires – afferma –. Preferisco pagare il prezzo della nostalgia, ma non perdere la connessione. Non per niente appena arrivata in Argentina, mi sono fiondata sul dulce de leche. Io, che non l’ho mai amato”.