MADRID - La Russia potrebbe stare preparando una nuova fase della sua campagna di pressione contro l’Europa, estendendo il raggio d’azione dei suoi droni al bacino del Mediterraneo per colpire Paesi come Spagna, Francia e Italia. L’allarme è stato lanciato dal quotidiano spagnolo El Mundo, che ricostruisce una presunta mappa del rischio basata su un rapporto d’intelligence trasmesso dalla CIA alle cancellerie europee. 

Tuttavia, si tratta di una ricostruzione giornalistica che non trova al momento alcuna conferma ufficiale. In Italia, la notizia è stata accolta con estrema cautela dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, che ha preferito non confermare le indiscrezioni, rivolgendo anzi un invito a non gettare “altra benzina sul fuoco” in un momento storico già ampiamente “difficile e nervoso”. 

Secondo quanto prospettato da El Mundo sulla base di fonti d’intelligence della Nato e analisti militari, le intenzioni del Cremlino non mirerebbero a una distruzione massiccia delle infrastrutture, quanto piuttosto a generare un impatto economico e psicologico. L’operazione ipotizzata dal quotidiano vedrebbe l’impiego di cargo o imbarcazioni della cosiddetta “flotta fantasma” russa, posizionate in acque internazionali a una distanza compresa tra 200 e 300 chilometri dalle coste mediterranee. 

Da queste posizioni verrebbero catapultati droni kamikaze di modello Gerbera, velivoli lunghi circa due metri, con un’apertura alare di 2,5 metri, un peso fino a 18 chilogrammi e un’autonomia dichiarata di 600 chilometri. Nascosti all’interno di normali container commerciali per eludere i controlli, questi velivoli potrebbero raggiungere la costa in circa due ore ad una velocità di 160 chilometri orari. “Utilizzeranno droni lanciati dal mare, nascosti in un container, non è affatto difficile”, ha spiegato a El Mundo una fonte vicina al ministero della Difesa lituano sotto copertura di anonimato. 

Un attacco di questo tipo, pur trasportando un carico esplosivo contenuto (tra i 4 e i 5 chilogrammi), sarebbe in grado di provocare incendi, danneggiare strutture esposte o imporre la chiusura temporanea di scali strategici. In questo senso, il commissario europeo alla Difesa, Andrius Kubilius, ha espresso forte preoccupazione per le possibili ricadute commerciali: “La Russia può lanciare facilmente droni sugli aeroporti spagnoli e danneggiare l’industria del turismo”. 

Stando alla ricostruzione del quotidiano ibero, l’allerta dei servizi segreti statunitensi sarebbe maturata a seguito di una missione diplomatica riservata condotta a Mosca lo scorso 25 agosto dal direttore della CIA, John Ratcliffe, giunto in Russia dopo uno scalo militare a Riga. I contenuti del dossier elaborato da Langley sarebbero stati poi inoltrati ai ministeri degli Esteri di vari Paesi partner. 

Sebbene manchino riscontri governativi diretti sui contenuti del documento, El Mundo collega questa informativa alla gestione d’emergenza adottata a Parigi da Emmanuel Macron, che dopo aver riunito il Consiglio di Difesa il 16 settembre ha convocato all’Eliseo i leader di tutti i partiti e i candidati alle presidenziali del 2027. 

Secondo l’analisi, Mosca ritiene legittimo colpire i Paesi che forniscono armi, informazioni e consiglieri militari a Kiev, pur muovendosi finora al di sotto della “soglia di guerra” per evitare l’attivazione della risposta collettiva della Nato. Gli esperti interpretano i precedenti episodi, come lo sconfinamento di 19 droni disarmati in Polonia un anno fa o i recenti incidenti con droni armati all’aeroporto tedesco di Lipsia attribuiti all’intelligence russa, come test per saggiare la reazione dell’Alleanza Atlantica. 

La scelta di colpire l’Europa meridionale risponderebbe a precisi calcoli strategici e politici. Come osservato da Keir Giles, esperto dell’Accademia della Difesa del Regno Unito, la distanza geografica dal fronte ucraino non costituisce una protezione automatica: “L’obiettivo sarà il punto in cui si trova la maggiore vulnerabilità dell’Europa. Paesi come il Regno Unito o la Spagna non hanno investito in sistemi integrati di difesa aerea e antimissile adeguati alla minaccia russa”.  

A questo quadro si aggiungerebbe la volontà di saggiare la tenuta politica delle democrazie mediterranee, che affronteranno tornate elettorali nel 2027 e dove il dibattito pubblico registra crescenti segnali di stanchezza verso il prolungarsi del conflitto.