SYDNEY - Meta sarà ascoltata oggi dalla Commissione reale, nell’ambito delle udienze dedicate alla diffusione dell’odio online e al ruolo delle grandi piattaforme digitali nel contrasto ai contenuti antisemiti.
Davanti ai membrei della Commissione compariranno due rappresentanti del gruppo statunitense, proprietario di Facebook, Instagram, Threads, WhatsApp e Messenger. Benjamin Good, direttore delle politiche sui contenuti negli Stati Uniti, parteciperà volontariamente in collegamento video, non essendo cittadino australiano. Sarà ascoltata anche Mia Garlick, direttrice delle politiche pubbliche di Facebook Australia.
L’inchiesta sta esaminando i fattori che alimentano l’antisemitismo e altre forme di linguaggio ostile in rete. Diversi ricercatori hanno rilevato un aumento dei contenuti d’odio dopo l’attacco di Bondi dello scorso dicembre, quando 15 persone furono uccise durante un evento ebraico. La strage ha contribuito alla decisione di istituire la Commissione reale.
Good dovrà spiegare come contenuti discriminatori possano diffondersi sulle piattaforme di Meta e quali criteri vengano usati per rimuoverli. Ad aprile, durante la conferenza Hack the Hate, aveva indicato una linea netta sul negazionismo e sulla distorsione della Shoah. “Rimuoviamo la distorsione e la negazione dell’Olocausto non perché siano false, e lo sono, ma perché sono antisemite”, aveva detto, secondo quanto riportato dal sito Jewish Insider. “Sono linguaggio d’odio contro gli ebrei”.
Meta ha comunicato di aver fornito alla commissione circa 650 documenti e tre dichiarazioni. La presenza del gruppo nella vita quotidiana degli australiani è estesa, con milioni di utenti raggiunti ogni giorno dai suoi social e dalle applicazioni di messaggistica. La reputazione pubblica resta però fragile: a giugno, un sondaggio Roy Morgan ha indicato Meta come il secondo marchio più sfiduciato in Australia, dietro Optus.
Oggi saranno ascoltati anche Tiat Oon Ooi, della piattaforma di streaming Kick, e Tal-Or Cohen Montemayor, del sistema di monitoraggio Cyberwell, specializzato nel tracciamento dell’antisemitismo online.
La scorsa settimana era comparso Theo Hourmouzis, responsabile australiano di Anthropic, società proprietaria del modello linguistico Claude. Alla commissione era stato riferito che alcune piattaforme social non riuscivano a identificare post antisemiti costruiti tramite simboli o errori ortografici deliberati, anche con l’appoggio dell’intelligenza artificiale. Hourmouzis ha sostenuto che il chatbot della sua azienda può invece riconoscere e intercettare quel tipo di contenuti.
Le udienze di Sydney esaminano linguaggio ostile online e nei media tradizionali. ABC e SBS sono attese dinanzi alla Commissione nel corso della settimana. Dal 13 luglio, il quarto blocco di audizioni si sposterà a Melbourne e riguarderà l’antisemitismo nelle università. Dal 20 luglio, un quinto ciclo a Sydney analizzerà le misure di sicurezza per la comunità ebraica.