BRISBANE - Il governo del Queensland intende inserire nuove norme sulla cauzione minorile nella sua legge simbolo “Adult Crime, Adult Time”, ma la proposta è stata respinta da esperti di criminologia come un intervento politico più che una risposta necessaria a un problema reale.
Ieri, il premier David Crisafulli, eletto nel 2024 dopo una campagna centrata sulla sicurezza e sul trattamento più severo dei giovani autori di reati gravi, ha annunciato una nuova misura per quei minori che violano la cauzione. L’impegno è stato presentato durante il suo intervento principale alla convenzione statale del Liberal National Party.
“Dobbiamo continuare ad avere conseguenze per le azioni, per continuare a ristabilire la sicurezza”, ha detto Crisafulli ai delegati. Il premier ha citato il caso di giovani recidivi coinvolti in aggressioni con machete, furti d’auto e intrusioni domestiche, sostenendo che chi viola la cauzione dovrà finire in carcere.
La riforma prevede che un minore del Queensland, anche di soli 10 anni, sia soggetto a una pena detentiva obbligatoria se commette un reato grave mentre si trova in libertà provvisoria.
Per Nadine Connell, professoressa associata di criminologia alla Griffith University, l’impostazione del governo confonde però accuse e condanne. Secondo Connell, non è corretto parlare di “recidiva” mentre una persona è in cauzione, perché il reato precedente non è ancora stato giudicato. “Essere accusati di un reato non significa essere colpevoli”, ha osservato.
La criminologa ha ricordato che il Queensland dispone già di alcune delle leggi sulla cauzione più severe d’Australia e che la concessione della libertà provvisoria a persone accusate di reati gravi è “incredibilmente rara”. A suo giudizio, la nuova proposta costruisce un’immagine distorta del comportamento dei minori. “Stiamo mettendo in scena un teatro politico, come se questo fosse ciò che fanno i giovani”, ha detto.
Connell ha aggiunto che l’Australia resta un Paese molto sicuro e che il livello della criminalità giovanile continua a diminuire. La critica riguarda anche gli effetti di lungo periodo: più tempo un ragazzo trascorre sotto supervisione penale, peggiori tendono a essere gli esiti nella vita adulta.
Anche il Partito laburista ha attaccato la proposta, sostenendo che il sistema di giustizia minorile non abbia capacità sufficiente per assorbire nuovi casi. A giugno, i dipendenti dei centri di detenzione minorile avevano scioperato per denunciare le condizioni nelle strutture di Brisbane.
Secondo Connell, eventuali posti aggiuntivi verrebbero rapidamente occupati se il governo continuasse ad ampliare le misure detentive. La contraddizione, ha detto, è evidente: ragazzi ritenuti troppo giovani per avere un account Instagram verrebbero trattati, nel sistema penale, secondo parametri vicini a quelli applicati agli adulti.
Per la criminologa, molti giovani attraversano una fase di comportamenti impulsivi e ne escono con l’età. La risposta dello Stato, ha sostenuto, dovrebbe evitare di compromettere quel passaggio, permettendo ai ragazzi di diventare adulti integrati nella comunità.