Ma quel giorno sembra lontano benché la maggior parte dei club di Premier League spenda perfino più di quanto incassi.

E le entrate, da quelle parti, sono 4-5 volte superiori a quelle di casa nostra. Impossibile fare la guerra ai nipoti di Churchill che, grazie alla forza economica, hanno vinto due mesi fa tutte le coppe (Arsenal in Champions League, Aston Villa in Europa League, Crystal Palace in Conference League) e per la seconda stagione consecutiva porteranno 9 squadre in Europa.

Tanto di cappello alla progettualità del calcio inglese che ha fatto del campionato maggiore un brand popolare in tutto il mondo con effetti stratosferici sul piano del marketing e quindi del business. Gli stadi sono bellissimi, nuovi o riqualificati che siano, in grado di soddisfare le più svariate esigenze nel corso della settimana.

A Dio piacendo, in Inghilterra, l’impiantistica sportiva corre veloce rispetto all’Italia dove sovrintendenze, comitati di zona e norme astruse frenano qualsiasi iniziativa. Un altro mondo alla faccia di chi trasforma la democrazia in sopruso.  

Esistono però delle situazioni surreali. Il Chelsea ha strappato Palestra all’Inter pagando all’Atalanta il cartellino 55 milioni più bonus e offrendo al giocatore uno stipendio di 5 milioni netti a salire fino al 2033.

In complesso fanno 35 milioni oltre ai premi. Come resistere a una proposta simile che può sistemare una famiglia per più generazioni? Tuttavia qualcosa non quadra in questa operazione.

Già perché il Chelsea ha registrato a fine giugno una perdita ante imposte di 335 milioni sterline. In continuazione con il debito lordo registrato durante la presidenza dell’oligarca russo Abramovich pari a quasi 2 miliardi di euro.

Ci chiediamo allora come funzioni il fair-play finanziario dell’Uefa. Davvero uno schiaffo all’Inter che ha registrato a giugno 2025 un fatturato di 567 milioni con un utile netto di oltre 35 milioni. Sarebbe bene se l’Uefa fornisse qualche spiegazione.

A sua volta la Juventus, intenzionata a riportare in Italia Tonali, non ha avuto armi per entrare in concorrenza con il Tottenham che ha acquisto il giocatore dal Newcastle per quasi 120 milioni di euro innalzando lo stipendio dell’ex milanista a 10 milioni di euro netti a stagione.

Mai un calciatore italiano è stato pagato in misura così cospicua. Quanto all’ingaggio, invece, non si tratta d’un record. Lo svincolato El Shaarawy, passato dalla Roma all’Al-Shabah, guadagnerà la stessa cifra in Arabia. Dove per il calcio gli emiri fanno pazzie.

Ne scaturisce una realtà drammatica per i club italiani che non possono concorrere a questi livelli faraonici e debbono lavorare di fino per costruire squadre competitive. La distorsione è evidente.

E le colpe sono anche dei nostri dirigenti che, invece di farsi la guerra per un tozzo di pane, dovrebbero lavorare per innalzare il valore della Serie A e aumentarne il prestigio all’estero. Siamo tremendamente indietro. E non sarà facile rincorrere il tempo perduto.