ADELAIDE – Le ferite politiche lasciate dall’epoca di Kevin Rudd e Julia Gillard continuano a condizionare il Partito laburista, spingendo la dirigenza a privilegiare la compattezza rispetto a un confronto pubblico potenzialmente divisivo.

Secondo Frank Bongiorno, storico del Partito laburista e docente presso la University of Canberra, il congresso nazionale concluso sabato ad Adelaide è stato gestito in modo più rigido rispetto a molti appuntamenti del passato.

I responsabili delle correnti hanno impedito che venisse discussa in aula una proposta sulla posizione del partito verso Israele, compreso l’inserimento di un riferimento al “genocidio” dei palestinesi. L’iniziativa era stata promossa dall’ex ministro Ed Husic, oggi deputato senza incarichi di governo.

L’unico confronto aperto durante i tre giorni di lavori ha riguardato l’estensione della morte volontaria assistita alle consultazioni in telemedicina. Tutte le altre modifiche alla piattaforma sono state approvate senza opposizione.

Bongiorno ha osservato che gli accordi raggiunti dietro le quinte non rappresentano una novità nella storia del partito. La differenza, a suo giudizio, risiede nella portata del controllo esercitato sulla discussione pubblica.

Lo storico ha collegato questa impostazione al periodo compreso tra il 2007 e il 2013, quando le rivalità tra Rudd e Gillard produssero una lunga fase di instabilità e comprometterono l’immagine del governo.

Negli anni Settanta, Ottanta e Novanta, il congresso ospitava invece scontri più frequenti su privatizzazioni, politica economica e relazioni internazionali. Nel 1984, Paul Keating intervenne direttamente in aula per sostenere l’ingresso delle banche straniere nel mercato australiano.

Secondo Bongiorno, quella cultura del dibattito si è progressivamente indebolita, anche per effetto di un ambiente mediatico nel quale ogni divisione interna può trasformarsi rapidamente in un problema politico.

La questione di Gaza non ha tuttavia separato nettamente la sinistra e la destra del partito. Husic proviene dalla corrente di destra del NSW, circostanza che, secondo lo storico, sarebbe stata quasi impensabile nei decenni precedenti.

La piattaforma approvata si oppone all’annessione dei territori palestinesi e chiede la fine degli insediamenti israeliani illegali.

Anthony Albanese ha difeso la modalità con la quale i lavori sono stati gestiti, definendo il congresso il più trasparente della politica australiana e sostenendo che il partito non sia mai stato tanto coeso.

Il portavoce dell’opposizione per gli Interni Jonathon Duniam ha invece accusato il premier di governare il Partito laburista con un “pugno di ferro” e di soffocare rapidamente ogni forma di dissenso.