BUENOS AIRES - Il presidente argentino, Javier Milei, ha chiesto pubblicamente le dimissioni del governatore della Provincia di Buenos Aires, Axel Kicillof, in un messaggio sui social. Milei ha descritto la situazione dell’interland come un “bagno di sangue” e ha accusato Kicillof di sostenere una “dottrina prodelinquenti”, ritenendolo responsabile dell’escalation dei crimini nel conurbano di Buenos Aires.
Milei ha dichiarato che la visione sulla sicurezza del governo nazionale è completamente opposta a quella del governatore, affermando che, a causa della grave situazione, Kicillof non sarebbe in grado di affrontare adeguatamente il problema della criminalità e ha paventato un possibile intervento diretto del governo nazionale sulla Provincia.
“Poiché la Provincia è un bagno di sangue, e la nostra visione su come affrontare il problema è così diversa, e lei chiaramente non può risolverlo (...), se le sta a cuore il benessere dei cittadini, si faccia da parte (ossia, si dimetta) e ci permetta di intervenire”, ha proposto Milei, rivolgendosi direttamente al governatore.
L’uscita del presidente ha sollevato diverse reazioni politiche. Alcuni critici ritengono che la richiesta di dimissioni sia parte di una strategia di campagna contro Kicillof, agguerrito esponente dell’opposizione, in vista delle elezioni del 2027, mentre altri pensano che Milei stia cercando di distogliere l’attenzione dal recente scandalo legato al “criptogate”, dopo le nuove rivelazioni pubblicate dal New York Times su presunte tangenti che sarebbero state richieste dal suo circolo stretto a imprenditori legati al mondo delle criptovalute, per riuscire ad accedere al circolo intimo del presidente.
Il governo ha riconosciuto che, al momento, non esistono progetti concreti per attuare un intervento federale sulla Provincia, né sarebbe pronto un decreto di necessità e urgenza. Non è stata neanche avviata una proposta di legge in Parlamento.
In una conferenza stampa il governatore Kicillof ha difeso la sua gestione della sicurezza, soprattutto in seguito all’omicidio di una bambina, Kim Gómez, che ha scosso l’opinione pubblica.
Il crimine ha suscitato indignazione nella comunità, che ha protestato chiedendo giustizia davanti alla municipalità di La Plata. Kicillof ha accusato gli avversari politici di sfruttare politicamente la morte della bambina per trarre vantaggio dalla tragedia.
Ha anche accusato il governo nazionale di non inviare risorse adeguate alla Provincia, criticando l’eliminazione del Fondo di rafforzamento fiscale, una misura che ha avuto impatti negativi sulle finanze provinciali.
In risposta al messaggio di Milei, Kicillof ha convocato una riunione con i sindaci, i legislatori e i dirigenti del peronismo, al palazzo di governo a La Plata, dove il ha risposto alle accuse del presidente, difendendo le proprie politifche sulla sicurezza e ribadendo che la Provincia non accetterà un intervento dello Stato Nazionale.
“Milei forse non ha compreso la gravità di minacciare un intervento federale a una Provincia che ha le sue autorità elette democraticamente”, ha dichiarato questa sera Kicillof, accompagnato dalla vicegovernatrice Verónica Magario.
Il governatore ha anticipato che farà una denucia penale al presidente: “Ho istruito il consigliere del Governo affinché, insieme al procuratore dello Stato della nostra Provincia, presenti una denuncia penale per indagare sulla possibile commissione di reati contro l’ordine costituzionale”.
Riguardo al caso della bambina uccisa, ha sottolineato che la Polizia Federale aveva già arrestato l’assassino in un’occasione precedente e che “Il vero problema riguarda il sistema giudiziario e il modo in cui amministra le pene. La nostra polizia lo aveva già arrestato. Avrebbe dovuto essere in carcere, invece era libero e ha commesso un omicidio.”