IMPERIA - Emanuela Aiello, madre di Beatrice, la bambina di due anni morta nell’Imperiese dopo le violenze contestate dalla Procura, ha negato davanti al gip di avere picchiato le figlie o di avere assistito ad aggressioni nei loro confronti.
“Non ho mai messo le mani addosso alle mie figlie e non ho mai assistito a episodi di violenza nei loro confronti”, ha detto la donna durante l’interrogatorio. Lo ha fatto sapere l’avvocato Bruno Di Giovanni, che la difende insieme alla collega Laura Corbetta.
Aiello è accusata – in concorso con il compagno Emanuel Iannuzzi, arrestato con la stessa accusa – di maltrattamenti aggravati dalla morte della minore.
L’uomo, davanti al gip, su indicazione dei difensori si è avvalso della facoltà di non rispondere.
“Non abbiamo ancora gli atti, di conseguenza la scelta più logica è farlo avvalere di questa possibilità”, ha detto uno dei suoi legali, sostenendo che Iannuzzi è “sconvolto e sotto choc, ma continua a dichiararsi innocente. Il non rispondere è dipeso dalla scelta difensiva”.
La difesa ha chiesto di poter esaminare il materiale indicato dagli inquirenti, compresi video e contenuti estratti dai telefoni cellulari.
“Tutti ne parlano, ma la difesa non li ha visti e non ne è materialmente in possesso”, hanno precisato i legali, sostenendo di non poter “tenere una linea difensiva né esprimere un’opinione su elementi che sono stati indicati come prove schiaccianti, ma che allo stato non ci sono ancora stati consegnati”.
Secondo i difensori, nel pomeriggio dovrebbero essere depositati almeno gli atti documentali, mentre i video arriveranno successivamente.
I legali sono intervenuti anche sul tritolo trovato nella disponibilità di Franco Iannuzzi, precisando che il possesso risalirebbe “a molto tempo prima” e che l’uomo ha reso dichiarazioni sul punto, ora al vaglio degli inquirenti.
Il padre biologico di Beatrice, Maurizio Rao, rappresentato dall’avvocato Mario Ventimiglia, si aspetta invece che la Procura modifichi il capo di imputazione e contesti almeno a Iannuzzi l’omicidio volontario.
“Picchiare una bambina di due anni non è la stessa cosa che picchiare un adulto – ha detto Ventimiglia –. Se si colpisce con ferocia e crudeltà una bambina così piccola, non si può pensare di non causarne la morte”.
Rao, ha spiegato Ventimiglia, si aspetta anche che la madre “dichiari la verità su quello che è successo e su ciò che ha comportato la morte della bambina”.
Le due sorelline di Beatrice, ha aggiunto il legale, sono persone offese nel procedimento e saranno rappresentate da una figura nominata dall’autorità giudiziaria.
Ventimiglia ha precisato anche che Rao non conosceva direttamente Iannuzzi, e l’unico contatto sarebbe avvenuto quando il padre biologico, già detenuto, aveva ottenuto di parlare al telefono con le figlie. Durante quella telefonata Iannuzzi avrebbe strappato il cellulare alle bambine e avrebbe intimato a Rao, “in modo brutale”, di non chiamarle più.