KATHMANDU – È salito a oltre mille morti e più di 4.000 dispersi il bilancio delle devastanti inondazioni in Nepal. In Nepal sono almeno 1.050 le persone uccise dalla devastante ondata di fango e detriti probabilmente provocata dal crollo di un ghiacciaio. E sono 3.916 quelle di cui non si ha notizia.

In Tibet, le autorità cinesi riferiscono di 16 morti e 546 dispersi, ma è estremamente difficile verificare i dati forniti da Pechino in una regione in cui i giornalisti stranieri non possono accedere. L’elenco dei dispersi in Nepal comprende quasi seicento stranieri e circa novecento lavoratori impiegati in progetti idroelettrici lungo il fiume travolto dalla piena.

Secondo la protezione civile nepalese, nel solo distretto di Nuwakot il numero dei dispersi è aumentato drasticamente salendo oltre i mille e altre centinaia di dispersi sono registrati nel distretto di Rasuwa. Tra i dispersi figurano 45 soldati dell’esercito nepalese, 38 agenti di polizia e 19 funzionari doganali e dell’immigrazione.

In India, le autorità dello stato dell’Uttar Pradesh hanno dichiarato di aver recuperato 17 corpi dai fiumi provenienti dal Nepal, presumibilmente vittime delle inondazioni non conteggiate nel bilancio complessivo.Il Nepal, per ragioni sanitarie, ha iniziato a seppellire alcune delle vittime senza attendere l’identificazione dei corpi nè la conclusione delle operazioni di soccorso, rese estremamente difficili dall’ampiezza del disastro.

Prima dell’inumazione viene comunque prelevato un campione di Dna. Per le vittime di religione induista la sepoltura è provvisoria, in modo da consentire alle famiglie, una volta completata l’identificazione, di riesumare e cremare i resti secondo la tradizione. “Molti corpi sono stati recuperati e hanno iniziato a decomporsi”, ha spiegato il segretario generale del ministero degli Esteri, Amrit Bahadur Rai, per giustificare le azioni.

I soccorritori continuano a lavorare senza sosta e in condizioni molto rischiose, anche per il timore di nuove piene. Le speranze si concentrano in particolare su circa 100 operai rimasti bloccati in un tunnel del cantiere della diga idroelettrica di Trishuli-3, nel nord del Nepal. A cinque giorni dalla catastrofe, pero’, diminuiscono le possibilità di trovare altri sopravvissuti. Familiari e parenti dei dispersi affollano ospedali e obitori nella speranza di riconoscere i propri cari.

A Bharatpur, nel sud del Nepal, vengono mostrate su uno schermo le immagini dei corpi recuperati. L’obitorio può accogliere soltanto una ventina di corpi e le autorità sono state costrette a sistemarne altri in locali climatizzati messi a disposizione dall’associazione dei commercianti. A Devghat, nello stesso distretto, le tombe delle vittime ancora non identificate sono state contrassegnate con numeri per consentirne il successivo riconoscimento La forza delle acque, inoltre, ha trascinato circa 250 cadaveri fino al distretto di Chitwan, a più di cento chilometri dalla zona maggiormente colpita.

Esperti e scienziati attribuiscono il disastro al collasso di un enorme ghiacciaio, che avrebbe trasformato in pochi istanti un corso d’acqua normalmente tranquillo in un fiume in piena. Sul versante cinese, alcune squadre impegnate in Tibet sono state trasferite in zone sicure dopo la formazione di un nuovo lago di sbarramento causato da una frana, secondo i media di Stato. In Nepal, le autorità hanno invece invitato alla “prudenza” per l’aumento della portata del fiume Bhotekoshi, nel distretto settentrionale di Rasuwa.

Le ricerche si concentrano infine sul tunnel del cantiere della diga idroelettrica di Trishuli-3, dove secondo le autorità potrebbero essere rimasti intrappolati circa cento lavoratori. Domenica alcune squadre di soccorso si sono calate con le corde all’interno del tunnel e hanno cercato di mettersi in contatto con gli operai, senza però ricevere risposta, hanno riferito i servizi del primo ministro.

L’obiettivo è ora ampliare il varco di accesso, anche utilizzando esplosivi, per consentire l’ingresso di squadre dotate di maschere e bombole di ossigeno. Circa 80 soccorritori sono impegnati nell’operazione, con il supporto di squadre da India, Cina e Corea del Sud.