ROMA - Prima del nome viene la regola. Al Nazareno la “variabile dirimente” resta la legge elettorale, il candidato del campo largo verrà dopo.
Giuseppe Conte, reduce da un’estate tutt’altro che attendista, chiede però di scoprire le carte con “lealtà”: se le primarie non si vogliono fare, è la sfida per blindare i gazebo, “ci venga detto”.
Alle parole taglienti del leader pentastellato Elly Schlein risponde tornando al programma. Lo ha fatto all’esordio lombardo del tour delle feste dell’Unità e lo ripete a Genova, dove ad ascoltarla c’è anche Silvia Salis.
“Con le altre opposizioni faremo muro e continueremo a parlare noi dei problemi veri degli italiani”, quelli che Giorgia Meloni “ha completamente dimenticato”, scandisce prima di salire sul palco di piazza Caricamento, puntando il dito contro il blitz della destra sul ballottaggio.
Ma anche Conte comincia a mettere carne attorno all’alternativa, fissando un primo traguardo al 19 e 20 settembre, a Milano, quando il M5s tirerà le fila del grande confronto avviato con Nova. E, dalle colonne di Rinascita, si intesta il fronte della sicurezza. Integrazione, investimenti e corridoi umanitari sono i suoi capisaldi, senza però “scaricare” sui ceti popolari il costo sociale dell’immigrazione. Poi lavoro povero e rider. Un modo per tenere insieme accoglienza e timori sociali, senza regalare il presidio alla destra.
Se le nuove regole che verranno fuori dalla riforma della legge elettorale imporranno l’indicazione del candidato premier, ragionano in ambienti del Partito democratico, le primarie diventeranno inevitabili. Altrimenti resterà in piedi l’opzione di affidare la candidatura al leader della forza che prenderà più voti. Un’ipotesi che Conte ha già rispedito più volte al mittente, evidenziando che il primo partito non può prendersi tutto e ridurre gli alleati a “cespugli”.
In assenza - al momento - di un Papa straniero, restano i gazebo o la conta. Discuterne per settimane senza sapere se la legge elettorale imporrà persino di indicare il premier viene giudicato da più parti “ai limiti del surreale”. “Basta dare attenzione ai commentatori e agli editorialisti, diamo più attenzione al popolo vero, di cui non dobbiamo avere paura anche quando lo dovremo chiamare, se sarà necessario, a scegliere chi guiderà il centrosinistra”, ha evidenziato il responsabile dell’organizzazione del Pd, Igor Taruffi, dando il via alla Festa nazionale del Pd a Reggio Emilia.
Nei 5s, però, si guarda già alle politiche: obbligo di indicazione del premier o meno, contro Meloni servirà un volto riconoscibile. Lasciare vuota la casella dello sfidante, si fa notare tra i pentastellati, sarebbe un azzardo. Nel Pd c’è tuttavia chi dubita che Conte voglia davvero arrivare ai gazebo e chi, come Dario Nardella, scommette che l’ex premier sarebbe disponibile a cercare un’altra soluzione.
L’aprirsi di settembre offre subito un’arena in cui misurare parole e intenzioni. Alla Festa dell’Unità di Genova, città-laboratorio del campo largo nella sua versione più riuscita, nel giro di ventiquattro ore si alterneranno Schlein, Salis e poi, giovedì sera, Conte in dialogo con Andrea Orlando. Quasi un’anteprima della sfida nazionale, con la sindaca osservata anche attraverso la lente - che lei non ama - del terzo nome.
Gaetano Manfredi, altro outsider periodicamente arruolato nel casting per la leadership, era atteso accanto all’inquilina di Palazzo Tursi ma con ogni probabilità non ci sarà per un concomitante impegno istituzionale. La scelta di Orlando come interlocutore di Conte non è casuale. In Liguria l’ex ministro è stato tra i registi del campo largo e con il leader 5s ha un filo diretto che risale ai tempi del Conte II e alla svolta europeista del Movimento. Nel capoluogo ligure il confronto tra i due proverà a uscire dal toto-leader per entrare nel merito: cosa fare insieme e come arrivare alle elezioni. Anche i referendum, nella visione di Orlando, hanno mostrato che fuori dal recinto del centrosinistra c’è un pezzo di Paese ancora da conquistare.
Il tour delle feste proseguirà: Bologna, poi la festa di Avs a Roma l’8 settembre, insieme ad Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, e il maxi-palco nazionale di Reggio Emilia il 12 e 13. A quel punto settembre avrà messo tutti abbastanza vicini da capire se esiste già un’alternativa o, per ora, soltanto i suoi possibili interpreti.