TORINO - È scomparso martedì mattina all’ospedale Molinette di Torino Enzo Bianchi, monaco e saggista fondatore della Comunità monastica di Bose, della quale è stato priore sino al gennaio 2017. Bianchi era stato ricoverato al nosocomio torinese alcuni giorni prima per uno scompenso renale.
Enzo Bianchi aveva 83 anni, originario di Castel Boglione, nell’astigiano, e si era trasferito a Bose, una frazione di Magnano, in provincia di Biella, alla fine del 1966 con l’intenzione di avviare una comunità monastica. Raggiunto nell’autunno del 1968 dai primi fratelli e sorelle, fu lui a scrivere la regola della comunità che conta una sessantina di membri tra fratelli e sorelle di cinque diverse nazionalità ed è presente, oltre che a Bose, anche a Ostuni, Assisi e Civitella San Paolo.
Nel 2000 la Comunità di Bose fu riconosciuta come “associazione privata di fedeli”, e nel corso degli anni “fratel Enzo” ha dedicato il suo ministero alla predicazione, in comunità e nelle chiese locali, cattoliche, protestanti e ortodosse, oltre che a innumerevoli pubblicazioni e collaborazioni con testate italiane ed europee. guidando Bose come priore fino al 2017, quando lasciò l’incarico a Luciano Manicardi. Vero pioniere del dialogo ecumenico, sulla scia del Concilio, fu nominato nel 2014 consultore del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani.
Le tensioni interne alla comunità - “una situazione tesa e problematica per quanto riguarda l’esercizio dell’autorità, la gestione del governo e il clima fraterno” - portarono però la Santa Sede a disporre una visita apostolica nel dicembre 2019, e nel maggio 2020 un decreto approvato da Papa Francesco dispose l’allontanamento di Bianchi, che nel 2021, dopo tentennamenti e ritrosie, lasciò il monastero, dando poi vita alla Fraternità della Madia, vicino a Ivrea.
“La nostra fede nella resurrezione ci fa sperare che la comunione non viene meno. Eppure ogni distacco è perdita”, scrivono ora i fratelli e le sorelle: “Gli ultimi anni sono stati per la nostra Comunità molto dolorosi. Abbiamo sofferto e vi abbiamo fatto soffrire. Il male però non vanifica il bene e in questo momento vogliamo rendere grazie per tutto quello che Enzo ci ha insegnato e per il fratello che è stato e che resta”.
“Il tempo ci ha impedito di giungere a una riconciliazione visibile, che proprio qualche settimana fa si andava esprimendo in passi concreti”, scrive la Comunità monastica di Bose nell’annunciare la morte del fondatore, rendendo noti i passaggi più significativi dell’ultimo scambio di messaggi tra Bianchi e l’attuale priore Sabino Chialà, in occasione della festa della Trasfigurazione.
Discusse sono state alcune ultime uscite di Bianchi sul tema della messa in latino e dello scisma dei lefebvriani, sempre però nel segno dell’unità fra i cristiani. La sua scomparsa ha comunque suscitato un coro unanime di reazioni di forte cordoglio e gratitudine verso la sua figura.
Una per tutte: “ci lascia in eredità una ‘impronta’ indelebile, caratterizzata da un connubio rigoroso e vitale: fedeltà appassionata al messaggio evangelico e capacità coraggiosa di traduzione dello stesso nella cultura contemporanea. Viene a mancare una figura unica, potente, che ha segnato inevitabilmente una delle epoche più complesse della storia dell’umanità”, dice don Simone Bruno, direttore editoriale delle Edizioni San Paolo, di cui Bianchi è stato assiduo collaboratore.