IL CAIRO – Il presidente cinese Xi Jinping è arrivato ieri in Egitto per la sua prima visita nel Paese arabo più popoloso dopo un decennio, in un momento in cui la guerra con l’Iran sta costringendo numerosi governi del Medio Oriente a rivalutare i propri rapporti economici e di sicurezza.
Xi è stato accolto all’aeroporto internazionale del Cairo dal presidente Abdel Fattah al-Sisi, con una cerimonia ufficiale caratterizzata da un lungo tappeto rosso, reparti militari schierati, danzatori tradizionali e giovani egiziani con bandiere cinesi.
La visita cade nel settantesimo anniversario delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi. L’Egitto fu il primo Stato arabo e africano a riconoscere la Repubblica Popolare Cinese.
Sisi ha sottolineato il crescente peso della partnership, sostenendo che Cairo e Pechino contribuiscono insieme a rafforzare il ruolo del Global South nel sistema internazionale.
Xi, da parte sua, ha definito i due Paesi “fratelli stretti che si sostengono a vicenda”, richiamando la loro comune esperienza storica contro imperialismo e colonialismo e indicando l’intenzione di approfondire ulteriormente la cooperazione.
La tappa egiziana segue la partecipazione di Xi al vertice della Shanghai Cooperation Organisation (SCO) nel Kyrgyzstan, dove il leader cinese ha incontrato, tra gli altri, il presidente russo Vladimir Putin.
La dimensione militare dei rapporti tra Egitto e Cina ha assunto negli ultimi mesi un rilievo particolare.
Il Cairo, che riceve ogni anno circa 1,3 miliardi di dollari di aiuti militari dagli Stati Uniti, ha ospitato recentemente la seconda esercitazione militare annuale con Pechino.
Le manovre hanno incluso il primo dispiegamento in Africa dei caccia cinesi J-16 e rare esercitazioni congiunte con i Rafale di fabbricazione francese in dotazione all’Egitto.
Secondo i media statali cinesi, un aereo cisterna dell’aviazione di Pechino ha inoltre effettuato il rifornimento in volo di un Rafale, offrendo alla Cina un’occasione insolita per operare a stretto contatto con mezzi militari occidentali.
Il Cairo persegue rapporti più stretti con Pechino almeno dal 2014, quando Sisi, appena eletto, si recò in Cina per firmare un accordo di partnership strategica.
Secondo H. A. Hellyer, studioso del Royal United Services Institute, i conflitti a Gaza e in Iran hanno ulteriormente rafforzato i dubbi regionali sulla prevedibilità e sull’affidabilità degli Stati Uniti.
L’Egitto, ha spiegato, punta quindi a una maggiore autonomia strategica, cercando di mantenere buoni rapporti contemporaneamente con Washington, Pechino, Mosca e Unione Europea.
La posizione geografica del Paese ne aumenta il valore.
L’Egitto confina con Israele, Sudan e Libia e controlla il Canale di Suez, una delle principali arterie commerciali mondiali.
Negli ultimi anni gli investimenti cinesi sono cresciuti rapidamente nei settori manifatturiero, portuale, solare, dell’idrogeno verde e della tecnologia satellitare.
Per Eric Olander, cofondatore del China Global South Project, l’Egitto rappresenta una scelta naturale per Xi perché si trova al centro di questioni che coinvolgono contemporaneamente Israele, la causa palestinese, l’Africa e il Golfo Persico.
La visita segue inoltre l’incontro della scorsa settimana a Pechino tra Xi e il re di Giordania Abdullah, durante il quale i diritti dei palestinesi hanno avuto un ruolo centrale.
Xi dovrebbe proseguire il proprio calendario diplomatico con visite in India e negli Stati Uniti più avanti nel mese.