L’AQUILA - Un via libera al ricongiungimento familiare, ma a condizioni rigorose e attraverso un percorso graduale sotto il costante monitoraggio dei servizi sociali. È quanto ha stabilito il Tribunale per i minorenni dell’Aquila nella complessa vicenda della cosiddetta “famiglia nel bosco”. 

Il provvedimento dei giudici traccia una tabella di marcia a tappe per il ritorno a casa dei fratelli Trevallion, stabilendo che il percorso culminerà, in una data ancora da definirsi, con l’uscita definitiva dalla comunità educativa di Vasto, dove i minori risiedono da oltre dieci mesi. 

Come spiegato dal legale dei coniugi anglo-australiani, Simone Pillon, il decreto “corregge parzialmente le precedenti decisioni e dispone un progressivo riavvicinamento dei minori alla famiglia, con rientri diurni immediati a Palmoli e, da ottobre, con pernotti in famiglia nel fine-settimana”. 

La decisione non ha tuttavia soddisfatto appieno i genitori, che pur considerandola un passo avanti ritengono la misura ancora lontana dal pieno e necessario ricongiungimento, annunciando l’intenzione di presentare ricorso in appello. 

I minori della famiglia Birmingham-Trevallion si trovano nella struttura protetta dal 20 novembre scorso. Inizialmente, nella comunità era stata accolta anche la madre Catherine, trasferita tuttavia il 6 marzo a seguito di contrasti con la direzione della casa-famiglia. Da quel momento, i contatti tra la donna e i figli sono proseguiti tramite incontri protetti organizzati a Gissi, altro Comune del Chietino. 

Il padre Nathan è rimasto invece l’unico genitore autorizzato ad accedere alla struttura, raggiungendo Vasto da Palmoli quasi quotidianamente per trascorrere alcune ore con i bambini. 

Nonostante le difficoltà, i piccoli hanno trascorso i mesi estivi impegnandosi nello studio con l’aiuto di un insegnante in pensione per lo svolgimento dei compiti. Seguiti nel percorso didattico dalla maestra Lidia Camilla Vallarolo, i minori hanno sostenuto e superato gli esami di ammissione alla seconda e alla quarta classe della scuola primaria. 

Sullo sfondo della pronuncia giudiziaria (attesa da settimane dopo le richieste della difesa avanzate il 25 giugno e sollecitate il 7 agosto) resta aperta la questione scolastica. Con le lezioni in partenza il 14 settembre a Palmoli e il 16 settembre negli istituti di Vasto, la priorità riguarda l’iscrizione dei fratelli o l’eventuale ricorso all’istruzione parentale, opzione preferita dalla coppia. 

Attualmente la facoltà di iscrivere i minori spetta alla tutrice nominata dal tribunale, l’avvocata Maria Luisa Palladino. Sebbene i termini ordinari siano ormai scaduti, le norme consentono una procedura d’iscrizione tardiva in formato cartaceo con successivo inserimento manuale nel sistema ministeriale. 

Attraverso una nota ufficiale, l’avvocato Simone Pillon ha illustrato i motivi per cui la difesa dei coniugi Birmingham-Trevallion presenterà reclamo alla Corte d’Appello. Il legale ha evidenziato, in primo luogo, come il ritardo nella decisione abbia negato ai fratelli il diritto di trascorrere un periodo di vacanza con i genitori, auspicando un rapido recupero di queste giornate. 

Pillon sostiene inoltre che il Tribunale abbia ignorato le indicazioni degli esperti di neuropsichiatria infantile, della Ctu (Consulente tecnico d’ufficio) e della stessa difesa riguardanti “la necessità di un immediato e definitivo rientro in famiglia e il rischio per la salute dei minori”, legato al prolungarsi del soggiorno in comunità. Secondo il legale, un’eccessiva gradualità non trova giustificazione in una situazione familiare priva di rischi di abusi e che ha già superato le criticità abitative e relazionali originarie. 

Infine, la difesa contesta il legame tra il rientro dei bambini e l’accettazione dell’iscrizione alla scuola pubblica da parte della coppia, giudicandolo contrario all’articolo 30 della Costituzione e alle norme internazionali sulla libertà educativa. Pillon ricorda infatti che il collocamento extrafamiliare “è una misura gravemente invasiva, che può essere giustificabile solo in presenza di condotte di abuso o violenza, ma non certo per imporre ai genitori di rinunciare alla libertà di scelta del percorso scolastico”.

In attesa dell’appello, la difesa assicura comunque piena collaborazione con le istituzioni e i servizi affidatari per l’applicazione provvisoria del decreto.