TEHERAN - La complessa crisi geopolitica attorno al programma nucleare iraniano e alla sicurezza dello Stretto di Hormuz oscilla pericolosamente tra tentativi di rilancio diplomatico e una crescente escalation militare.
Al vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) a Bishkek, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha accusato gli Stati Uniti di aver rinnegato gli impegni presi ad aprile, dichiarando al contempo la disponibilità di Teheran a rispettare l’intesa qualora Washington faccia altrettanto.
Sul campo, tuttavia, la tensione resta altissima: si registrano nuovi attacchi a due petroliere nello Stretto di Hormuz, mentre la Casa Bianca valuta una strategia di raid mirati a bassa intensità per contenere la minaccia iraniana.
Parlando al vertice in Kirghizistan, il presidente iraniano ha ripercorso le tappe dei recenti negoziati, ricordando come tre mesi di trattative mediati da Pakistan e Qatar avessero portato all’accordo provvisorio di Islamabad.
Secondo la versione di Teheran, l’intesa sarebbe stata disattesa dagli Stati Uniti dopo appena due settimane dall’intesa. “Se gli Stati Uniti torneranno a rispettare i propri obblighi previsti nel suddetto memorandum d’intesa, la Repubblica Islamica dell’Iran lo farà immediatamente”, ha affermato Pezeshkian, citato dall’agenzia Irna.
Il leader iraniano ha giustificato le contromisure di Teheran come risposta alle violazioni statunitensi, lamentando la mancanza di tutele effettive: “L’assenza di garanzie efficaci per il rispetto degli accordi e un ritorno a una politica di pressioni e minacce potrebbero far deragliare il percorso della diplomazia”.
Nonostante il termine di 60 giorni per un accordo definitivo sia scaduto la scorsa settimana e le delegazioni di Pakistan, Qatar e Oman si siano recate a Teheran per tentare una mediazione, il dialogo resta congelato su nodi critici, a partire dalla sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz.
L’urgenza delle trattative è confermata dai recenti incidenti nell’area. Secondo l’agenzia marittima greca Marisks e l’ente britannico Ukmto, due petroliere adibite al trasporto di greggio che si dirigevano verso l’uscita dello Stretto di Hormuz sono state colpite da proiettili di origine sconosciuta a pochi minuti di distanza l’una dall’altra.
Oltre alla Senegal Prosperity, battente bandiera liberiana, è stata presa di mira anche la nave saudita Sidr. Marisks ha evidenziato come il doppio attacco costituisca una seria escalation nel livello di minaccia per le rotte commerciali.
In risposta al quadro di instabilità, secondo quanto rivelato da Axios, l’amministrazione statunitense starebbe valutando l’adozione di “mini attacchi” strategici legati alla dottrina definita “mow the lawn” (“falciare il prato”): interventi periodici e mirati messi a punto dal Comando Centrale Usa con il sostegno del segretario alla Difesa Pete Hegseth, per neutralizzare le capacità radar e missilistiche iraniane senza sfociare in un conflitto aperto.
A confermare la linea di un impegno circoscritto è stato lo stesso Donald Trump. Commentando il raid condotto contro l’isola di Larak (primo attacco Usa dopo un mese di pausa), il presidente degli Stati Uniti ha chiarito dallo Studio Ovale: “È stata un’azione molto limitata”.
Trump ha tracciato un quadro di forte debolezza dell’avversario, definendo l’Iran una “Nazione fallita” con un’inflazione al 350% e difficoltà a pagare le truppe, aggiungendo al contempo che “lo Stretto di Hormuz è in ottime condizioni, passano circa 30 navi ogni notte”.
Il presidente statunitense ha inoltre respinto le indiscrezioni circa una presunta scarsità di munizioni, definendo il conflitto “una guerra relativamente piccola”, e ha bollato con decisione le speculazioni sul possibile impiego di opzioni atomiche: “Li abbiamo sconfitti militarmente e dovrei usare l’arma nucleare? Che domanda stupida...”.
Dalla Casa Bianca si fa sapere che la priorità resta prevenire minacce a petroliere e assetti militari statunitensi, pur lasciando aperta la porta al negoziato: “Il presidente mantiene tutte le opzioni a sua disposizione”, ha ribadito un portavoce, sottolineando che Teheran intende stringere un accordo ma continua a muoversi con forte ritardo.