WASHINGTON/DUBAI – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato nuovi attacchi contro l’Iran dopo il primo scambio diretto di fuoco in un mese, riportando il confronto militare al centro di un conflitto che nelle ultime settimane si era concentrato soprattutto su sanzioni, blocchi e misure economiche.

L’Iran ha lanciato durante la notte missili contro due basi aeree americane in Giordania, in risposta a un attacco statunitense contro Larak Island, dove Washington sostiene di avere colpito postazioni iraniane impegnate nella posa di mine nello Stretto di Hormuz.

“Li colpiremo a fondo. Ci sarà una risposta”, ha dichiarato Trump a Fox News.

Parlando successivamente nello Studio Ovale, il presidente ha tuttavia affermato che il nuovo scambio non rappresenta necessariamente il ritorno a una guerra su vasta scala. Ha definito l’Iran una “nazione fallita”, sostenendo che le sue capacità militari e la sua economia siano state fortemente ridimensionate.

Interpellato sull’eventuale impiego di armi nucleari, Trump ha risposto che non vi sarebbe “alcuna ragione” per ricorrervi, poiché Teheran sarebbe già “completamente sconfitto militarmente”.

Una fonte iraniana di alto livello ha descritto gli attacchi come un “confronto limitato e circoscritto”, avvertendo però che qualsiasi nuova azione americana provocherebbe una risposta pesante.

Secondo Trump, le difese statunitensi avrebbero intercettato tutti i missili iraniani potenzialmente in grado di provocare danni.

Lo scontro militare si accompagna a una crescente offensiva economica americana.

Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha sostenuto che Teheran stia reagendo sul piano militare proprio perché le nuove sanzioni stanno colpendo l’economia iraniana.

“Stanno perdendo economicamente e per questo reagiscono sul piano cinetico”, ha dichiarato durante la riunione dei ministri delle Finanze del G20 nel North Carolina.

Washington intende continuare a introdurre nuove sanzioni secondarie, inizialmente concentrate sulle banche e successivamente su altri soggetti coinvolti negli acquisti di petrolio iraniano.

L’offensiva americana di domenica contro Larak Island avrebbe ucciso tre persone. Secondo fonti iraniane, due delle vittime erano membri della Marina delle Guardie rivoluzionarie.

L’isola si trova nello Stretto di Hormuz, vicino al porto strategico di Bandar Abbas. Attraverso questo passaggio transita normalmente circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gas, ma lo stretto è di fatto bloccato dall’inizio della guerra.

Lo U.S. Central Command ha definito l’operazione “limitata e precisa”, sostenendo che le forze iraniane impegnate nella posa di mine rappresentassero una minaccia imminente.

Teheran ha dichiarato che una superpetroliera sarebbe stata colpita da due mine navali nel sud dello stretto, circostanza successivamente smentita dalle forze americane.

Il conflitto aveva conosciuto una parziale tregua dopo la sospensione, in aprile, dell’Operation Epic Fury e un accordo provvisorio per negoziati raggiunto a giugno. Quel quadro è però rapidamente crollato, portando a nuove azioni militari, comprese due settimane di bombardamenti statunitensi nel mese di luglio.

Negli ultimi trenta giorni Washington ha cercato soprattutto di indebolire Teheran tramite il blocco dei porti e le sanzioni, mentre l’Iran continua a sostenere che lo Stretto di Hormuz riaprirà soltanto sotto la propria supervisione.

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha tuttavia ribadito ieri che Teheran preferisce ancora una soluzione negoziata.

“Continuare la guerra non è nell’interesse di nessuno, né nostro, né della regione, né dell’umanità”, ha dichiarato durante un incontro con il primo ministro indiano Narendra Modi.