ROMA - La decisione del ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, di nominare l’ex ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov come proprio advisor per l’Innovazione della Difesa ha innescato una dura e sarcastica reazione da parte del Cremlino.
Durante una conferenza stampa a Vladivostok, a margine del Forum economico orientale, la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha bollato la scelta come “ridicola”, secondo quanto riferito dall’agenzia Tass. “Se Gianni Rodari fosse vivo, credo che scriverebbe una specie di fiaba satirica su questa vicenda, ma non sono sicura che sarebbe più divertente di questa storia realmente accaduta”, ha rinfacciato la portavoce russa. “È emblematico che di innovazione in Italia si occupi una persona che, in una delle sue ultime interviste, ha riconosciuto l’assoluta inefficienza del proprio dicastero. Questa è un’illustrazione perfetta di come l’Occidente utilizzi l’Ucraina e gli ucraini”, ha concluso.
La risposta del ministro Crosetto non si è fatta attendere: “Capisco che preferirebbero che le scelte per l’Italia potesse farle qualcuno che senta Mosca prima ma per adesso non è ancora così e si ragiona pensando solo a Roma e non Mosca, Kiev o Washington. Però qualcosa di positivo c’è: se ha letto Rodari, cosa che dubito, avrà capito che non vogliamo fare la fine del topo che mangiava i gatti e quindi serve anche l’esperienza sul campo. Ma dubito che lei o i nostri connazionali, che con il suo messaggio ha voluto mettere in moto, vogliano accettarlo, perché ci vorrebbero deboli e indifesi”.
La nomina poggia sulla concreta esperienza maturata da Fedorov nell’applicazione dell’innovazione digitale alla pubblica amministrazione e al settore militare. In uno scenario geopolitico segnato da repentine e inedite trasformazioni, la Difesa italiana punta a coniugare la rapidità della risposta operativa con la capacità industriale. Dal canto suo, Fedorov si è detto grato per la partnership strategica, dichiarandosi pronto ad aiutare l’Italia ad adottare le tecnologie della guerra moderna.
A soli 35 anni, l’ex vice primo ministro con delega alla trasformazione digitale è stato il più giovane ministro della Difesa della storia ucraina, rimanendo tuttavia in carica per soli sei mesi. Considerato il motore dello sviluppo dei droni ucraini (centrali nella svolta tecnologica legata a sistemi autonomi e difesa aerea), il suo stile di gestione fortemente improntato al modello start-up lo ha progressivamente alienato dall’establishment politico e dai vertici militari.
Il presidente Volodymyr Zelensky lo ha infine rimosso dall’incarico motivando la scelta con il fallimento nella gestione della mobilitazione e con le divergenze con il comandante in capo Oleksandr Syrsky (licenziato a sua volta pochi giorni dopo). L’uscita di scena di Fedorov ha aperto la più grave crisi politica del mandato di Zelensky, scatenando ampie proteste di piazza a Kiev. Una volta fuori dall’esecutivo, Fedorov ha rotto il silenzio criticando la gestione statale, chiedendo elezioni in tempo di guerra e dichiarando che l’Ucraina, senza un rapido contrasto ai nuovi droni e missili russi, starebbe “gradualmente e lentamente perdendo la guerra”.
Ma perché Maria Zakharova ha citato il celebre autore italiano? Il riferimento trova radici profonde: insieme a divi dello spettacolo come Celentano, Al Bano e Sofia Loren, Gianni Rodari occupa infatti un posto d’onore nel “pantheon” dei personaggi italiani più celebri in Russia, dove in quasi trent’anni di carriera è stato per certi versi persino più famoso che in patria.
Il successo sovietico dello scrittore esplose nel 1953 con la traduzione de “Le avventure di Cipollino”, opera del 1951 accolta inizialmente con freddezza in Italia. Il protagonista (un antieroe “figlio di poveri vegetali” in lotta contro la prepotenza dei ricchi ortaggi come il cavaliere Pomodoro e il principe Limone) si inseriva perfettamente nella narrazione morale della propaganda sovietica dell’epoca, consacrando il Rodari comunista ad autore ideale. In cinque anni il libro vendette oltre un milione e mezzo di copie nell’Unione Sovietica, spingendo di riflesso la critica e gli intellettuali italiani a riscoprire l’autore con articoli come “Cipollino nel paese dei Soviet” su L’Unità (formula ripresa nel 2020 da Anna Roberti nel suo volume sulla fortuna di Rodari in Russia).
La popolarità dell’autore insigne del Premio Andersen 1970 è proseguita nei decenni successivi attraverso trasposizioni animate (come “Il bambino di Napoli” del 1958) e adattamenti musicali per il balletto, con traduzioni curate da grandi figure come il poeta Samuil Marshak e la linguista Yulia Dobrovolskaya.
Lo stesso Rodari visitò più volte l’URSS (parlando e comprendendo la lingua), raccontando il suo ultimo viaggio dell’autunno 1979 nel volume postumo del 1984 “Giochi nell’URSS”. L’eredità culturale è sopravvissuta alla caduta dell’Unione Sovietica, come dimostra anche la scelta di una pop band russa che nel 2017 ha adottato il nome “Džanni Rodari”. Ciononostante, appare quantomeno improbabile che lo scrittore per l’infanzia avrebbe gradito vedere le sue opere citate dalle retoriche di un Cremlino che la guerra non la rifugge e non la teme.