LONDRA - L’ex primo ministro britannico Keir Starmer, che si è dimesso dalla guida del governo lo scorso 20 luglio dopo due anni di mandato, ha annunciato il suo addio alla Camera dei Comuni lasciando l’incarico di deputato laburista.  

L’annuncio è giunto attraverso un lungo messaggio pubblicato su X, nel quale l’ex leader ha tracciato un bilancio della sua esperienza parlamentare spiegando la decisione di ritirarsi dalla politica attiva.  “Durante l’estate ho avuto tempo per riflettere e considerare il mio futuro. Ho deciso che questo è il momento giusto per lasciare il mio incarico di deputato”, ha dichiarato Starmer. “È stato un onore e un privilegio rappresentare il miglior collegio elettorale del Paese da quando, undici anni fa, ho raccolto l’eredità del grande Frank Dobson. Ma ora è arrivato il momento di fare un passo indietro e concentrarmi su altre questioni: gli affari internazionali, inclusi difesa, sicurezza, commercio e tecnologia, in un mondo che cambia rapidamente. Continuerò a lavorare con altri, come ho fatto per molti decenni, per contrastare la violenza contro le donne e le ragazze”.   

In merito alle dinamiche territoriali del suo partito, l’ex primo ministro ha aggiunto: “Si avvierà la procedura per nominare il mio successore prima di un’elezione suppletiva. Chiunque sarà abbastanza fortunato da diventare il candidato del partito Laburista qui avrà il mio pieno sostegno e appoggio, e io continuerò a dare il mio pieno sostegno al primo Ministro e a questo governo laburista”. 

L’uscita di scena di Starmer costringerà il Partito Laburista ad affrontare una delicata elezione suppletiva nel collegio londinese di Holborn-St. Pancras, situato nel cuore della capitale, che rappresenterà un banco di prova per testare la tenuta del consenso del governo a due anni dal suo insediamento. La decisione di lasciare il Parlamento segue l’annuncio dello scorso giugno con cui Starmer aveva anticipato l’addio alla leadership del Labour Party e al ruolo di primo ministro, chiudendo una parentesi di governo di soli due anni.  

Durante la sua permanenza a Downing Street, il rapporto tra l’ex legale 63enne e l’opinione pubblica si è progressivamente logorato, portando il suo indice di gradimento a un saldo negativo del -42%, frutto di appena il 19% di opinioni favorevoli contro il 61% di giudizi contrari. 

A segnare in modo irreversibile il mandato di Starmer è stata la complessa vicenda legata a Peter Mandelson, figura chiave a lui vicina e da lui nominata ambasciatore del Regno Unito negli Stati Uniti. Mandelson è finito al centro delle cronache per il suo coinvolgimento negli Epstein Files.  

Nonostante le iniziali rassicurazioni del primo ministro, che aveva difeso la nomina sostenendo il “pieno rispetto delle procedure”, le verifiche avevano successivamente rivelato che Mandelson (strettamente legato a Jeffrey Epstein, al punto da avergli passato informazioni riservate di Downing Street) non aveva mai superato i controlli dell’Uk Security Vetting, una criticità ignorata dal Foreign Office.   

Lo scandalo, che ha scosso le istituzioni britanniche, ha portato alla rimozione di Mandelson dalla sede diplomatica nel settembre 2025 e al suo successivo arresto nel febbraio 2026. Negli stessi giorni si erano registrate anche le dimissioni del capo di gabinetto di Starmer, Morgan McSweeney, ritenuto il principale sostenitore della nomina di Mandelson a Washington.