SYDNEY – Un sedicenne ha dichiarato alla NSW Supreme Court come una progressiva esposizione alla propaganda estremista sui social media lo abbia portato a progettare un attentato contro la Sydney Opera House in occasione della Maratona di Sydney, con l’intenzione di colpire un luogo affollato da migliaia di persone.

Il ragazzo, che non può essere identificato per ragioni legali, ha ammesso di avere pianificato, nel 2024, un atto terroristico per oltre un mese. Oggi ha testimoniato durante l’udienza destinata a determinare la pena.

Il giovane ha spiegato che il percorso di radicalizzazione era iniziato quando aveva 14 anni, dopo avere trovato su TikTok contenuti che inizialmente riguardavano conquiste militari e avvenimenti storici risalenti all’epoca delle Crociate e degli antichi imperi.

Con il tempo, ha riferito, l’algoritmo aveva iniziato a mostrargli materiale sempre più estremo, comprese immagini sulle conseguenze degli attentati dell’11 settembre e propaganda dello Stato Islamico, accompagnate da video sempre più violenti.

Il ragazzo aveva quindi cominciato a comunicare attraverso l’applicazione criptata Telegram con altre persone interessate all’estremismo e a chiedere informazioni su come compiere atti terroristici.

Interrogato dal proprio avvocato Michael Valentin sul perché apprezzasse quelle conversazioni, il sedicenne ha detto di avere trovato interessante entrare in contatto con “un nuovo gruppo di persone” con cui cercava di identificarsi.

La radicalizzazione si era successivamente trasformata in una pianificazione concreta.

Il giovane iniziò a studiare la possibilità di colpire la Sydney Opera House in uno dei giorni di maggiore affluenza: quello della Maratona di Sydney, la cui linea d’arrivo si trova presso il celebre edificio.

Secondo la sua testimonianza, la scelta era dettata dalla presenza di grandi quantità di persone e turisti e dalla possibilità di provocare il massimo numero di vittime.

L’idea era stata influenzata anche dai video sull’attentato alla Boston Marathon del 2013, nel quale due bombe collocate nei pressi del traguardo uccisero tre persone e ne ferirono oltre 500.

In alcuni messaggi online il ragazzo aveva scritto di star scegliendo “luoghi dove ci sono molte persone e turisti” e aveva affermato che avrebbe prima effettuato una prova e poi compiuto l’operazione.

Aveva inoltre giustificato il progetto sostenendo che l’Australia avesse aiutato gli Stati Uniti nelle guerre in Iraq e Afghanistan, nelle quali, affermava, erano morti molti musulmani.

Nonostante il livello raggiunto dalla pianificazione, il sedicenne ha dichiarato di essere stato soltanto “al 50 per cento” convinto di passare effettivamente all’azione.

Ha raccontato di avere avuto una “vocina” interiore che lo spingeva a fermarsi, ricordandogli le conseguenze delle proprie azioni e il danno che avrebbe provocato alla famiglia.

Oggi il ragazzo sostiene di avere respinto completamente l’ideologia dello Stato Islamico e di non mantenere più convinzioni estremiste.

“Sono profondamente dispiaciuto per quello che ho fatto”, ha dichiarato davanti al giudice Stephen Campbell.

Valentin ha chiesto una pena non detentiva, sostenendo che il giovane dovrebbe poter continuare il proprio percorso di deradicalizzazione nella comunità.

Dal novembre 2024 si trova in libertà su cauzione sottoposto a una rigorosa detenzione domiciliare. Gli è stato comunque consentito di partecipare, sotto la supervisione dei genitori, ad alcuni eventi pubblici, tra cui il Vivid festival e il Royal Easter Show.

“Abbiamo davanti un giovane che ha compreso gli errori commessi”, ha sostenuto Valentin, aggiungendo che è ormai “uscito dal tunnel” della radicalizzazione.

La procuratrice della Corona Sophie Callan ha riconosciuto la franchezza della testimonianza, ma ha sostenuto che una pena detentiva sia l’unica soluzione appropriata.

Secondo Callan, nelle dichiarazioni del ragazzo permane una certa ingenuità nella comprensione della gravità delle proprie azioni, elemento che dovrebbe indurre la corte alla cautela.

Il giudice Campbell pronuncerà la sentenza il 29 ottobre.