LONDRA - Qualche giorno fa, nei pochi momenti di ‘scroll’ che mi concedo su Instagram, tra un Reel e l’altro, uno in particolare è riuscito a tenermi incollata su quelle sequenze più a lungo del dovuto. Non tanto per le immagini in sé (una mamma che faceva cose random in casa muovendosi sulle note di una canzone del figlio), ma perché in pochi secondi quel brano - S.N.A.F.U. - è riuscito a portarmi al lontano 2008, a una me dodicenne, più ribelle, spensierata, nella sua fase emo-punk durata meno di un panino al McDonald’s, nella sua cameretta costellata di poster in orario post-scolastico, e che tra un trillo e l’altro su MSN, giochi online e un profilo Netlog in costante aggiornamento con foto improponibili, ascoltava al suo MP3 i suoi brani preferiti, con i quali piaceva immaginarsi in un college americano alle prese con cotte non ricambiate e altri dilemmi adolescenziali.
È stata una sensazione piacevole, quella di tornare indietro di quasi vent’anni, a quando tutto era bello e assai diverso, e il mondo appariva di altri colori. Per questo devo ringraziare Ren Shelter, nome d’arte di Lorenzo Longobardo, artista originario di Padova e oggi residente a Londra, e soprattutto la sua mamma, che con i suoi video è riuscita, come direbbero gli esperti di social, a “rompere l’algoritmo”, persino il mio.
Ma per capire come sia arrivato fin qui bisogna fare qualche passo indietro, perché Lorenzo Longobardo non è uno di quegli artisti che hanno passato l’infanzia a sognare un palco e a immaginare la musica come unica possibile strada. In casa, certo, la musica c’è sempre stata: suo padre suona ed è un grande collezionista di vinili, per cui crescere circondato da dischi e strumenti ha inevitabilmente contribuito alla sua formazione. “Non l’ho mai presa sul serio”, spiega Lorenzo. “La ascoltavo come un piacere, come qualsiasi altra persona, però niente di più”.
Lorenzo ha studiato Economia a Venezia, ha preso lezioni di chitarra per diverso tempo, e ha intrapreso strade che sembravano non avere molto a che fare con quella che sarebbe diventata la sua vita artistica. Poi è arrivato il 2020, l’anno della quarantena, e qualcosa è cambiato. In quei mesi, mentre suo padre continuava a suonare in mansarda, Lorenzo un giorno ha deciso quasi casualmente di raggiungerlo. “In quel periodo non c’era niente da fare. Mi è venuto un po’ uno schizzo: ho detto ‘Vabbè, vado su e mi metto a suonare con lui’. Da lì non so cosa sia scattato nel mio cervello, però ho iniziato a vedere la musica, ma soprattutto il canto, come una cosa un po’ più concreta, più profonda”.
Il progetto Ren Shelter sarebbe nato poco dopo, tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022, quando Lorenzo si trasferisce a Firenze per studiare musica. È proprio lì che, attraverso un’amicizia nata durante gli studi, entra in contatto con il produttore Ian Road, con cui inizierà a lavorare alla maggior parte delle sue canzoni. A quel punto arrivano anche Momo e Francis, due figure che lo aiutano a dare una struttura più definita al progetto, lavorando sul nome, sul brand e sull’immagine artistica. Nasce così Ren Shelter, che non vuole però essere semplicemente un personaggio costruito a tavolino. “È sicuramente una versione autentica di me. Semplicemente è una versione di me che Lorenzo non può tirare fuori e che riesce a esprimere attraverso la musica”. E ascoltando il suo progetto si capisce anche perché la definizione di “cantautore” gli vada un po’ stretta.
Ren Shelter racconta storie, ma lo fa attraverso una musica “catchy, internazionale, lontana dal cantautorato italiano più tradizionale”. Il suo sound è ancora in evoluzione, perché Lorenzo stesso non ha intenzione di smettere di sperimentare, ma dentro ci sono già riferimenti piuttosto chiari: Radiohead, The Strokes, The Cure, Michael Jackson, Billy Idol, Yungblud, SØNBER, fino al punk-pop dei Green Day. “Nell’arte, soprattutto nella musica, non si smette mai di cambiare. Io sono ancora agli inizi, quindi sto ancora sperimentando, pur avendo comunque un’idea di suono mia”. È un progetto che non ruota necessariamente intorno all’amore, almeno non nella sua accezione più classica. Lorenzo preferisce raccontare ciò che vede, ciò che gli viene raccontato, esperienze personali e storie che magari rimangono ai margini.
“Non sono il classico artista che fa l’80% di canzoni che parlano d’amore. Il mio progetto è più relativo al raccontare storie di qualsiasi tipo”. Può capitare, quindi, che una canzone nasca dall’esperienza di una persona che gli scrive e gli racconta qualcosa della propria vita. Ed è proprio questo approccio a permettergli di spaziare tra temi molto diversi: dalla violenza sulle donne allo stalking, dagli attacchi d’ansia a situazioni più leggere e ironiche. “Penso che tutto ciò che vedo possa essere utile e interessante da raccontare attraverso la musica, anche storie che magari non vengono raccontate spesso”.
L’obiettivo, in fondo, è quello di lasciare qualcosa a chi ascolta: “Tutto ciò che possa far affezionare una persona e possa far scattare qualcosa nella sua mente, che possa far svegliare qualcosa nella mente di chi ascolta, ecco, quella è un po’ l’idea”. Una filosofia che si ritrova anche in Wine & Rubbers, il singolo pubblicato recentemente e nato da un racconto della sua migliore amica sulle sue esperienze su Tinder, alle prese con uomini quarantenni e cinquantenni decisamente “creepy”. Ne è venuta fuori una canzone dal tono dark humor, che racconta “quest’uomo che cerca in tutti i modi, con frasi disperate e con una bottiglia di vino, di accalappiare questa ragazza di venti o venticinque anni”.
Se la musica è il cuore del progetto, Londra ne è diventata inevitabilmente una parte importante. Lorenzo si è trasferito nella capitale britannica circa due anni fa per frequentare un master alla BIM e, dopo aver vissuto a Wimbledon e Fulham, oggi abita a Canary Wharf: per un artista che canta in inglese e si muove in un universo sonoro fortemente internazionale, sembrava quasi la destinazione naturale.
Vivere in una delle capitali musicali per eccellenza, tuttavia, non significa necessariamente avere la strada spianata. Anzi, la quantità di artisti emergenti presenti a Londra può diventare contemporaneamente uno stimolo e un ostacolo. “Mi sta aiutando molto da un punto di vista musicale. Londra ti aiuta senza volerlo, perché comunque hai così tanta concorrenza e tanti artisti emergenti come me, se non molti oggettivamente molto più talentuosi”. Paradossalmente, però, secondo Lorenzo, dal punto di vista delle opportunità live la situazione italiana può essere persino più favorevole. A Londra, spiega, si nota un piccolo declino dei grassroots venues, i piccoli locali che tradizionalmente danno spazio agli artisti emergenti, mentre molti promoter richiedono agli artisti di garantire un determinato numero di biglietti venduti. Per ora Lorenzo continua quindi a suonare dove possibile, tra locali, pub e piccoli teatri, senza escludere neppure il busking, una possibilità che sta valutando insieme al suo chitarrista. Nel frattempo, però, qualcosa sta dimostrando che il pubblico per Ren Shelter esiste e che, almeno in parte, non è necessariamente quello che ci si aspetterebbe. Perché nonostante il progetto abbia un respiro internazionale e i brani siano in inglese, la fanbase che si sta creando intorno a S.N.A.F.U. è soprattutto italiana.
E così arriva anche una delle novità più interessanti dei prossimi mesi: S.N.A.F.U. avrà una versione italiana. Il lavoro è già in fase di organizzazione insieme al produttore e non sarà una semplice traduzione parola per parola. “Per forza ci deve essere un riadattamento”, spiega Lorenzo, perché “i costrutti inglesi non funzionano in italiano”. L’idea, però, è quella di mantenere il più possibile riconoscibile la canzone originale, proprio per non tradire il brano al quale il pubblico si è già affezionato. E se la versione italiana di S.N.A.F.U. è già in cantiere, all’orizzonte c’è anche un altro progetto che potrebbe riportare Ren Shelter a suonare davanti al pubblico italiano: un tour nel nostro Paese.
Ancora non ci sono date né locali definiti e probabilmente bisognerà aspettare il prossimo anno, ma l’idea c’è e la macchina organizzativa ha iniziato a muoversi.
Dopo aver suonato in diversi teatri di Firenze e della Toscana e aver condiviso il palco, in apertura, con artisti come Marco Masini e Nek, oltre ad aver partecipato a un festival organizzato da Radio Kiss Kiss con Malika Ayane, Ricchi e Poveri, Alfa, Gabbani e altri artisti, Lorenzo sembra quindi intenzionato a riportare il progetto anche nel Paese dal quale tutto è partito. E chissà che il tour non arrivi anche dalle nostre parti, magari in Campania. Perché se è vero che la sua musica è nata guardando soprattutto verso l’estero, è altrettanto vero che, almeno per ora, sono proprio gli italiani ad aver deciso di ascoltarla, condividerla e, in qualche caso, persino riportarla indietro nel tempo. Io, per esempio, quel Reel me lo sono guardato fino alla fine, più e più volte. E per qualche minuto sono tornata quella dodicenne con l’MP3 in mano, i poster alle pareti e la convinzione che da qualche parte, magari in un college americano, sarebbe sicuramente successo qualcosa di interessante. Chissà che il prossimo viaggio, invece, non sia proprio quello di Ren Shelter.