VENEZIA – “Se dovesse succedere a me, io vorrei poter decidere. Di certo non vorrei che qualcun altro decidesse al mio posto». È la posizione con cui Luca Zaia arriva alla giornata decisiva sul fine vita.
In un’intervista rilasciata a Fanpage, il presidente del Consiglio regionale del Veneto ed ex governatore ha ribadito la propria posizione alla vigilia del voto. Oggi, 1 settembre, il Consiglio regionale è chiamato a discutere e votare la proposta di legge di iniziativa popolare promossa dall’Associazione Luca Coscioni per disciplinare procedure e tempi dell’assistenza sanitaria al suicidio medicalmente assistito.
Una seduta attesa, destinata a riaprire uno dei confronti più delicati della politica italiana, ma che per Zaia non dovrebbe essere trasformata in uno scontro ideologico. Il punto, insiste, non è decidere se essere favorevoli o contrari al fine vita.
“La legge non approva e non boccia il fine vita, perché l’accesso al suicidio assistito è già consentito”. Il tema sul tavolo, dunque, riguarda il modo in cui il sistema sanitario deve rispondere alle richieste di quei cittadini che, nei casi previsti dalla giurisprudenza costituzionale, chiedono di accedere al suicidio medicalmente assistito.
È qui che si concentra la riflessione di Zaia. “Questo Paese deve uscire da una grande ipocrisia – afferma – Noi oggi non siamo chiamati a portare la nostra opinione sul fine vita, siamo semplicemente chiamati a dare una risposta a quei cittadini, statisticamente pochissimi, che ci chiedono di gestire il fine vita”.
Una posizione che il presidente del Consiglio regionale collega direttamente alla responsabilità delle istituzioni. Per Zaia, anche chi è contrario al suicidio assistito dovrebbe contribuire a costruire una risposta normativa: chi è favorevole può chiedere una legge che disciplini le procedure, chi è contrario può chiedere una legge che le vieti, mentre chi nutre dubbi può sollecitare controlli e garanzie più stringenti. Quello che non può diventare una soluzione, sostiene, è lasciare tutto com’è.
“Lasciare un tema come il fine vita all’autogestione, in mano ai volontari, abbandonando le persone alla disperazione, non è da Paese civile – dice Zaia, richiamando gli incontri avuti con malati e famiglie –. “I malati io li ho incontrati, non posso pensare di mettere la testa sotto la sabbia”.
La proposta che arriva oggi in Aula è il nuovo capitolo di una vicenda già passata dal Veneto. Nel gennaio 2024 il Consiglio regionale aveva infatti esaminato un precedente progetto di legge sul fine vita, bocciato per un solo voto. La proposta di iniziativa popolare sostenuta dall’Associazione Luca Coscioni torna ora al centro del dibattito, dopo la raccolta delle firme e il percorso nelle commissioni consiliari.
Il voto resta incerto e potrebbe attraversare gli stessi schieramenti politici. Zaia, dal canto suo, chiede che sui temi etici non prevalga la disciplina di partito. “I partiti dovrebbero garantire una no fly zone”, afferma, perché su questioni come questa “non dobbiamo certo mettere un cappello politico”.
“Spero che tutti possano votare in base a quello che pensano”, aggiunge. La sua posizione resta quella di un liberale che mette al centro la libertà individuale, nei limiti della legge e del rispetto della dignità umana. “La mia libertà finisce dove inizia la tua”, osserva.
E alla vigilia di un voto che potrebbe nuovamente dividere il Veneto e il Paese, Zaia lascia ai consiglieri una domanda: “Se accadesse a me, cosa deciderei?”.