CANBERRA – L’economia australiana ha chiuso l’anno finanziario con una crescita del Prodotto interno lordo del 2,1 per cento, superiore alle attese e alle previsioni della Reserve Bank of Australia (RBA), alimentando i timori di un nuovo rialzo dei tassi d’interesse.
Secondo i dati diffusi oggi dall’Australian Bureau of Statistics (ABS), il Prodotto interno lordo è cresciuto dello 0,4 per cento nel trimestre chiusosi a giugno.
Il risultato ha superato sia la previsione di consenso dello 0,3 per cento sia la stima della RBA, che indicava una crescita annua dell’1,9 per cento.
Il dato giunge dopo un’inflazione di luglio più alta del previsto e rafforza l’ipotesi che la Banca centrale possa essere costretta a intervenire ancora per ridurre il divario tra domanda e capacità produttiva dell’economia.
Nonostante i tassi d’interesse più elevati e l’impatto della guerra tra Stati Uniti e Iran, la crescita trimestrale ha accelerato rispetto allo 0,3 per cento registrato alla fine del primo trimestre del 2026.
Grace Kim, responsabile dei conti nazionali dell’ABS, ha tuttavia sottolineato che il risultato resta contenuto rispetto agli standard storici e che le famiglie continuano a mostrare cautela.
I consumi delle famiglie sono aumentati dello 0,4 per cento, mentre la spesa per carburanti e viaggi è diminuita a causa dell’aumento dei prezzi energetici.
La crisi petrolifera ha però favorito un deciso aumento degli acquisti di veicoli elettrici, cresciuti del 10,3 per cento.
Secondo Kim, la crescita degli EV potrebbe riflettere una scelta di lungo periodo da parte delle famiglie, interessate a ridurre le spese correnti legate al costo della vita.
Le importazioni di beni sono aumentate del 2,4 per cento, trainate soprattutto dagli acquisti di automobili e aerei.
Le importazioni di servizi sono invece scese del 4,9 per cento, perché il conflitto in Medio Oriente ha ridotto i viaggi internazionali degli australiani.
Per la prima volta dal periodo della pandemia, il numero di persone dirette all’estero durante l’estate dell’emisfero nord è diminuito, con una conseguente riduzione della spesa per viaggi internazionali.
Gli investimenti privati delle imprese sono scesi dello 0,5 per cento, in parte per una frenata degli investimenti nei data centre.
Il PIL pro capite è rimasto invariato nel trimestre, pur crescendo dello 0,7 per cento nei dodici mesi fino a giugno.
Anche la produttività è rimasta ferma nel trimestre ed è scesa dello 0,2 per cento su base annua.
Un dato seguito con particolare attenzione dalla RBA è quello dei costi unitari reali del lavoro, aumentati dello 0,9 per cento, un elemento che potrebbe confermare la persistenza delle spinte sui costi per le imprese.