MELBOURNE – Zeinab Ahmad, indicata come una delle cosiddette “spose dell’ISIS”, resterà in custodia dopo che la Corte Suprema del Victoria ha respinto la sua richiesta di libertà su cauzione, ritenendo che sussista ancora un rischio inerente alle sue precedenti convinzioni estremiste.

Ahmad, 31 anni, era rientrata in Australia a maggio insieme ad altri familiari di ex combattenti dello Stato Islamico dopo avere trascorso diversi anni in un campo profughi siriano.

Al suo ritorno è stata incriminata per reati connessi alla schiavitù.

La donna aveva chiesto di essere rilasciata sostenendo di non rappresentare un pericolo per la comunità e di avere abbandonato l’ideologia estremista dopo la nascita della figlia nel 2019.

Il giudice James Elliott ha tuttavia stabilito che Ahmad non ha dimostrato l’esistenza delle circostanze eccezionali necessarie per ottenere la cauzione.

“La sua ideologia estrema nel passato, combinata con l’estrema brutalità dello Stato Islamico, significa che qualsiasi condotta collegata, compresa l’influenza indiretta su altre persone, potrebbe avere conseguenze catastrofiche - ha affermato -. Accetto che il rischio sia basso, ma è reale.”

Ahmad ha seguito la decisione in collegamento video, indossando un velo blu. Suo zio Abraham Abbas, disposto a fornire una garanzia di 75mila dollari, ha definito il provvedimento “ingiusto”.

Ahmad si trasferì in Syria con la famiglia e il primo marito nel 2015. L’uomo morì successivamente in un attacco con drone mentre combatteva per lo Stato Islamico. Ahmad si sposò poi altre due volte.

La polizia sostiene che nel 2017 suo padre Mohammad abbia acquistato per 10mila dollari statunitensi una ragazza adolescente ridotta in schiavitù.

Secondo le accuse, la giovane sarebbe stata ripetutamente violentata e picchiata da Mohammad. Ahmad non è accusata di averla aggredita fisicamente.

La ragazza sostiene però che Ahmad la trattasse “molto male”, impartendole ordini nell’abitazione e impedendole di muoversi liberamente.

Tra il 2015 e il 2017 Ahmad avrebbe inoltre pubblicato sui social media messaggi che invocavano violenza contro i non credenti e la distruzione degli Stati Uniti e dei loro alleati.

L’avvocato difensore Julie Condon ha sostenuto che non risultano dichiarazioni pubbliche di sostegno allo Stato Islamico o alla sua ideologia estremista dal febbraio 2017.

Il procuratore Andrew Sprague ha replicato che l’assenza di nuovi messaggi pubblici non dimostra necessariamente l’abbandono delle convinzioni precedenti.

La madre di Ahmad, Kawsar, anch’essa accusata di reati connessi alla schiavitù, aveva ottenuto la libertà su cauzione a giugno.

Elliott ha riconosciuto che la separazione di Ahmad dalla giovane figlia è “estremamente spiacevole”, osservando tuttavia che la bambina può vivere con la nonna.