BUDAPEST – Un altro strappo, questa volta con il peso di dieci espulsioni. L’Ungheria di Péter Magyar inaugura una nuova stagione nei rapporti con Mosca e lo fa ordinando a dieci funzionari della missione diplomatica russa di lasciare il Paese.

L’accusa è di aver svolto “attività inaccettabili per i diplomatici” in contrasto con le regole della Convenzione di Vienna. Una formulazione volutamente vaga cui, in giornata, non sono seguite ulteriori precisazioni.

La decisione, annunciata dalla ministra degli Esteri Anita Orbán, è stata presentata come una misura necessaria a “tutelare la sicurezza e la sovranità” dell’Ungheria. Budapest ha però chiarito che l’espulsione non segna una rottura dei rapporti diplomatici con la Russia. Il dialogo, ha assicurato la responsabile della diplomazia magiara, continuerà sulla base del “rispetto reciproco e dell’osservanza delle regole”. Tutt’altro che conciliante il tono a Mosca.

La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha annunciato una risposta “dura e dolorosa” contro quella che ha definito la “lobby russofoba” di Budapest. Di segno opposto la reazione dell’Unione Europea, che ha parlato di “decisione legittima”, “una reazione prevedibile - hanno spiegato da palazzo Berlaymont - alla luce della persistente campagna di attacchi ibridi condotta dalla Russia contro l’Ue e gli Stati membri”.

“L’Unione europea esprime la propria piena solidarietà all’Ungheria e ribadisce il proprio sostegno alle attività diplomatiche e consolari di tutti gli Stati membri condotte in conformità con il diritto internazionale”, ha aggiunto il portavoce della Commissione europea per gli Affari esteri, Christian Wigand, 

“L’Unione europea continuerà a coordinarsi strettamente con l’Ungheria e con gli altri Stati membri e resta impegnata a tutelare gli interessi e i diritti dei cittadini dell’Ue”, ha concluso il portavoce.

Ma è soprattutto la stampa ungherese a offrire uno spunto interessante di lettura, scorgendo nella mossa un duplice messaggio, rivolto tanto a Mosca quanto agli alleati occidentali. Al Cremlino, è la tesi, Budapest vuol far sapere che la stagione della tolleranza verso gli agenti russi sotto copertura diplomatica è finita.

Lo stesso Viktor Orbán, prima del passaggio di consegne al nuovo governo, avrebbe espulso in sordina Artur Sushkov, ufficiale del servizio d’intelligence russo per l’estero (Svr), accreditato come terzo segretario dell’ambasciata russa a Budapest. Secondo l’inchiesta pubblicata a maggio da Vsquare, portale di giornalismo investigativo ungherese, lo 007 aveva raccolto per anni informazioni su istituzioni e ambienti vicini all’ex premier e ai suoi ministri.

L’altro destinatario sarebbe l’Occidente. Magyar intende dimostrare di essere pronto a ricucire la fiducia con partner e servizi che negli anni di Orbán hanno guardato con crescente diffidenza a Budapest. Finora l’espulsione dei dieci diplomatici è stato il segnale più netto del cambio di rotta di Budapest, dopo sedici anni di governo Orbán e una politica estera costruita anche sul rapporto privilegiato con il Cremlino.

Un legame che l’ex premier aveva continuato a coltivare, mantenendo aperti i canali con Vladimir Putin anche dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Per il governo Magyar, ora, la sfida è dimostrare che quella stagione è davvero finita.