Dopo aver vissuto l’epoca irripetibile dei nove scudetti consecutivi ritrovarsi immersi in anni di mediocrità è un colpo durissimo da digerire; stagioni in cui si è cambiato tutto per non cambiare niente, anzi per fare anche peggio di prima. I soldi, va detto, non sono mai mancati.
Exor ha continuato a sostenere la squadra attraverso ricapitalizzazioni milionarie e investimenti importanti sul mercato. Eppure, nonostante le spese faraoniche, le scelte compiute si sono rivelate sempre sbagliate, una sequela di errori tecnici, dirigenziali e strategici.
Spalletti non è esente da errori, resta però uno dei migliori allenatori in circolazione e metterlo sul banco degli imputati sarebbe ingeneroso. Anzi, dopo la sconfitta casalinga contro la Fiorentina, forse lui stesso avrebbe dovuto presentarsi davanti alle telecamere e dare le dimissioni dicendo che questa squadra è inallenabile. Non può essere un caso se falliscono tutti i tecnici: dai più esperti, come Allegri e lo stesso Spalletti, fino ai più giovani, come Motta e Tudor. Cambiano allenatori e dirigenti e il risultato resta sempre lo stesso.
Le colpe dei giocatori sono evidenti, tuttavia il problema va inevitabilmente cercato più in alto. Come si dice, il pesce puzza sempre dalla testa e la testa è quella riccioluta di John Elkann. Il paragone con il nonno Gianni Agnelli è ineluttabile, oltre che impietoso. L’Avvocato incarnava visione, leadership e soprattutto carisma, tanto da lasciar credere a tutti di avere il titolo di avvocato che invece non possedeva. John, invece, sembra aver smarrito la bussola e non solo nel calcio, basta guardare anche i disastri della Ferrari in Formula 1.
Dopo anni di delusioni forse è davvero arrivato il momento di fare un passo indietro e le strade percorribili sarebbero due. La prima è quella di famiglia riportando Andrea Agnelli al comando. Il suo ritorno potrebbe diventare fattibile già dal prossimo giugno, “liberato” dalla sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Una decisione di cui si discute ancora troppo poco, ma che potrebbe cambiare radicalmente i rapporti tra giustizia sportiva e ordinaria in Italia.
C’è poi una seconda ipotesi, di cui abbiamo già parlato in passato e si chiama Tether. Per molti è ancora un nome poco conosciuto, eppure si tratta di una delle aziende più potenti nel settore crypto, con un dato impressionante: uno dei più alti fatturati per dipendente del pianeta. Poche centinaia di dipendenti, miliardi di ricavi e una crescita senza precedenti.
Alla guida ci sono due italiani, Giancarlo Devasini e Paolo Ardoino, due figure poco celebrate in patria ma molto influenti a livello globale e accomunate da una grande passione: i colori bianconeri. Tether possiede già circa il 10% del club e non ha mai nascosto l’ambizione di diventarne azionista di maggioranza.
Lo scorso dicembre il tentativo di affondo è stato respinto, ma oggi il contesto è cambiato. Il malcontento della tifoseria è ai massimi storici e forse potrebbe essere il momento giusto per tornare alla carica. Il rischio è però sempre quello di non essere presi sul serio: gli Agnelli possiedono la Juve da oltre un secolo e John Elkann non vuole certo passare alla storia come l’uomo che ha ceduto il “giocattolo” di famiglia.
La verità è che quel giocattolo, ormai, sembra essersi rotto da tempo. La maggioranza dei tifosi guarda con diffidenza il mondo delle criptovalute, ma Tether andrebbe considerata un’azienda come le altre. E, tolte poche eccezioni, le grandi potenze calcistiche europee sono tutte nelle mani di proprietà straniere miliardarie.
La Juventus potrebbe diventare la prima big ad aprire le porte al futuro. Una rivoluzione totale, certamente rischiosa, ma, a questo punto, tremendamente necessaria.
Questo articolo contiene opinioni personali dell’autore che non devono costituire la base per prendere decisioni di investimento. Ricordiamo che l’intento di questa rubrica non è quello di dare consigli finanziari, ma semplicemente analizzare il mondo delle criptovalute per renderlo accessibile a tutti.