BOLOGNA – Mentre gli occhi del mondo sono puntati sul Mondiale e sui goal di Leo Messi, dall’Argentina è arrivata a Bologna una mostra fotografica che racconta una realtà – quella dei club calcistici – unica al mondo.

Sì, perché in Argentina le squadre non sono quote azionarie di fondi di investimenti anonimi, ma l’anima di interi quartieri, luoghi di incontro e di identificazione, generatori di iniziative culturali e solidali tra i soci.

Vélez, Boca, River, San Lorenzo o Lanús – tanto per citare le più attive – sono solo in parte società sportive. Sono comunità intorno alle quali si strutturano scuole e università, polisportive per ragazzi che sfruttano le infrastrutture dello stadio, centri culturali con corsi di italiano e altre lingue, fotografia, scrittura creativa, canto…

Senza dimenticare la solidarietà. Proprio l’anno scorso, all’indomani dell’inondazione a Bahía Blanca, molte squadre di calcio iniziarono una raccolta di cibo, vestiti caldi e prodotti per l’igiene da inviare alle famiglie sfollate.

Tutto questo diventa narrazione e documento nella mostra El alma de los clubes (L’anima dei club), promossa da Cultura Afa e realizzata originariamente presso il Teatro Otamendi di San Fernando (Buenos Aires).

Racconta appunto il ruolo sociale e culturale dei club calcistici argentini, andando oltre la loro dimensione strettamente sportiva. Sarà visitabile a Bologna nello spazio Adiacenze in vicolo Spirito Santo 1/B, fino al 30 giugno 2026, dal martedì al sabato, dalle 16 alle 20.

L’annuncio dell’inaugurazione sulle reti sociali di Afa e Vélez.

L’idea di portare in Italia questo lavoro nasce dall’esperienza a Buenos Aires di un ricercatore dell’Università di Bologna, Emanuele Meschini.

“Si era rivolto ad Afa Cultura, la commissione culturale della Federazione che a sua volta gli ha indicato i club più attivi, come il nostro – spiega Paula González, responsabile del dipartimento di Cultura del Vélez Sarsfield, squadra fondata da un italiano, José “Pepe” Amalfitani e con una storia di grande presenza nel quartiere di Liniers –. Il nostro dipartimento esiste da 47 anni, ma le origini risalgono a 79 anni fa, quando era una ‘semplice’ segreteria. Siamo il club con la maggiore offerta di corsi e attività ricreative del Paese”.

Tra queste, un sistema educativo che va dalla scuola d’infanzia (dove già crescono i giovani tifosi del Vélez) all’università, con un istituto che prepara futuri docenti di Educazione fisica e un corso di laurea in Giornalismo sportivo.

Altro fiore all’occhiello sono i corsi di fotografia stenopeica, con macchine autocostruite (da cui sono uscite alcune delle immagini della mostra di Bologna, una delle quali realizzata dallo stesso Meschini), i corsi di italiano, i camps per ragazzi per le vacanze estive e invernali, che sfruttano gli impianti sportivi adiacenti allo stadio, immersi nel verde.

“Alcune attività sono gratuite per i soci, altre hanno un costo, ma molto contenuto – dice Paula –. Quello che ci interessa è creare senso di appartenenza, identificazione nei valori dello sport sano, continuare a essere comunità”.

Con uno sguardo sempre puntato all’Italia. Non per caso, la divisa di riserva della squadra porta i colori della bandiera italiana.

La mostra di Bologna è stata inaugurata il 16 giugno, in concomitanza con l’inizio del Mondiale, alla presenza di Emanuele Meschini e con la partecipazione Walter Zalcman (presidente Cultura Afa), Elisa Kopp (Cultura Afa); Riccardo Brizzi direttore del dipartimento di Arte dell’Università di Bologna); Roberta Paltrinieri (docente di dipartimento di Arte).

Le foto esposte sono 60, dedicate a 30 club argentini. Vélez ha partecipato con quattro immagini, di cui due realizzate con tecnica stenopeica (una dello stesso Meschini, che con entusiasmo ha partecipato al corso). Non tutte sono tecnicamente perfette o professionali, ma sono immagini che parlano. E raccontano la loro storia a orecchie attente e occhi curiosi che hanno voglia di scoprirla.

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