BOLZANO - Meno di due mesi fa faceva registrare l’ennesimo record di una lunga carriera, ritoccando il primato italiano nella maratona di marcia in una competizione vicino Francoforte.

Quella che sembrava essere la gara che cancellava definitivamente il lungo calvario lontano dalle piste, però, è diventata l’ennesima dura botta per Alex Schwazer.

Un controllo svolto durante la trasferta in Germania, infatti, ha evidenziato una doppia positività (nei campioni di urine e del sangue) all’eritropoietina, meglio conosciuta come Epo, la stessa sostanza che aveva fatto scattare la prima delle due squalifiche nel 2012.

Così l’Agenzia Nazionale Antidoping tedesca ha avviato un procedimento disciplinare contro il marciatore altoatesino, classe 1984, “per una possibile violazione delle norme antidoping”.

Se 14 anni fa Schwazer aveva ammesso la sua colpevolezza, è ben diversa la reazione mostrata nella conferenza organizzata a Bolzano, a poche ore dall’uscita della notizia. “Sono innocente, non ho assunto Epo così come altre sostanze vietate. Stavolta, però, non mi difenderò più, perché non ho più la forza e l’energia di farlo”.

L’olimpionico della 50 km a Pechino 2008 e campione europeo della 20 a Barcellona 2010 non ci gira intorno e, nei primi 20 secondi seduto davanti ai giornalisti, va dritto al punto: non è colpevole, ma non ha più le forze di combattere.

 Poi però precisa: “L’unica cosa che chiederemo sono le controanalisi, a patto che venga analizzato anche un residuo di urina del controllo stesso che abbiamo portato a casa”.

Il residuo di cui parla Schwazer è in possesso di Sandro Donati, ex allenatore del marciatore di Vipiteno da sempre al suo fianco: “Spero che nell’ottica della ricerca della verità lo si voglia esaminare”, afferma il coach, mentre il legale Gerhard Brandstatter spiega che “la sua innocenza è in questa provetta”.

Una vicenda che, nonostante il tono di resa del protagonista, non finirà qui. Di certo, però, si tratta di un nuovo, pesante capitolo nella carriera di Schwazer, che alle spalle ha già due lunghe squalifiche per doping, anche se diverse tra loro.

A luglio 2012 fu trovato per la prima volta positivo all’Epo prima dei Giochi Olimpici di Londra, ammettendo le proprie responsabilità e subendo una squalifica di tre anni e sei mesi.

Più controverso l’episodio di giugno 2016, quando un controllo effettuato a gennaio evidenziò la positività al testosterone.

Risultato: otto anni di stop e fine della carriera ad altissimi livelli. Ma di quella vicenda si parla ancora oggi, perché l’altoatesino, ora allenato dal ciclista Domenico Pozzovivo, ha sempre contestato il risultato dei test, denunciando una manipolazione delle provette e ottenendo ragione dalla giustizia italiana, quando nel 2021 il Gip del Tribunale di Bolzano ha archiviato il procedimento penale a suo carico per non aver commesso il fatto.

Ora un’altra, durissima accusa che metterà fine alla sua vita di atleta, a prescindere da responsabilità reali o presunte.