BUCAREST - Il premier designato romeno Adrian Vestea non ha ottenuto la fiducia del Parlamento, prolungando una crisi politica che rischia di compromettere l’accesso della Romania ai fondi europei e di pesare sul merito di credito del Paese.
Vestea, esponente del Partito liberale di centrodestra, aveva bisogno di 233 voti per formare il governo. Ne ha ottenuti 189. Il presidente centrista Nicusor Dan dovrà ora nominare un altro primo ministro, che avrà dieci giorni per costruire un esecutivo e chiedere l’approvazione parlamentare.
Secondo la legge romena, il presidente può sciogliere il Parlamento e convocare elezioni anticipate se due primi ministri designati non riescono a ottenere il voto favorevole entro 60 giorni. La prossima consultazione parlamentare è prevista solo nel 2028 e la Romania, finora, non ha mai tenuto elezioni lampo.
La bocciatura si compie in un Parlamento diviso e in un Paese sotto osservazione per il più ampio deficit di bilancio dell’Unione Europea. Dan aveva indicato Vestea senza consultare il suo partito, una mossa interpretata dagli analisti come un tentativo deciso di ricostruire un governo filo-europeo capace di approvare riforme e tagliare il disavanzo.
Il precedente esecutivo di ampia coalizione filo-europea, guidato dal primo ministro e leader liberale Ilie Bolojan, era caduto all’inizio di maggio dopo l’uscita dei Socialdemocratici, il maggior partito in Parlamento. La sinistra si era poi unita all’opposizione di estrema destra per presentare una mozione di sfiducia.
Il paradosso politico è che Vestea aveva il pieno sostegno dei Socialdemocratici, ma non quello dei Liberali e di due partiti minori della precedente coalizione. Il suo destino è quindi finito nelle mani dell’Alliance for Uniting Romanians (AUR), seconda forza parlamentare e in crescita nei sondaggi. Il partito di estrema destra ha scelto di non sostenerlo.
Il leader dell’AUR, George Simion, ha chiesto ai partiti tradizionali di smettere di definire il suo movimento “estremista”. L’AUR, accreditato tra il 38% e il 41% nei sondaggi, si oppone agli aiuti a Kiev, ha votato contro una legge per abbattere i droni russi che violano lo spazio aereo romeno vicino all’Ucraina e critica apertamente l’Unione Europea, compresa l’iniziativa Security Action For Europe (SAFE) per il riarmo.
Con i Liberali contrari a un nuovo accordo con i Socialdemocratici, lo scenario più probabile è un governo di minoranza: guidato dalla sinistra oppure dai tre partiti di centrodestra della vecchia coalizione. La Romania non è ancora davanti al voto anticipato. Ma la finestra per evitarlo si è ristretta.