PAVIA – Dopo la chiusura delle indagini su Andrea Sempio, accusato dalla Procura di Pavia di essere l’autore dell’omicidio di Chiara Poggi, emergono nuovi dettagli dagli atti depositati nel fascicolo.
Al centro ci sono le intercettazioni ambientali, gli appunti sequestrati all’indagato, la ricostruzione medico-legale dell’orario del delitto e anche un filone parallelo dell’inchiesta bresciana sulla presunta corruzione dell’ex procuratore pavese Mario Venditti.
Secondo un’annotazione dei carabinieri di Milano, nell’indagine sarebbe emerso “senza ombra di dubbio” che gli ex legali di Sempio, nel 2017, sarebbero entrati “illecitamente” in possesso dell’esposto presentato dalla difesa di Alberto Stasi e della consulenza Fabbri-Linarello sul Dna trovato sotto le unghie di Chiara Poggi. Quel materiale sarebbe poi arrivato formalmente al generale Luciano Garofano, consulente della difesa di Sempio nella prima indagine a suo carico.
Nel fascicolo della Procura di Pavia restano centrali anche le intercettazioni captate il 14 aprile 2025 nell’auto di Sempio. Secondo gli investigatori, in un soliloquio l’indagato avrebbe fatto riferimento a una telefonata fatta a Chiara prima del delitto e al rifiuto della ragazza di parlargli. “Cioè è stata bella stronza... giù il telefono”, avrebbe detto, secondo quanto riportato nell’informativa. Per i pm, quelle frasi sarebbero compatibili con il movente contestato, ovvero l’odio maturato dopo il rifiuto di un approccio.
La difesa, invece, sostiene che quelle parole siano state estrapolate da un contesto più ampio e derivino dall’ascolto di un podcast o di una trasmissione dedicata proprio al delitto di Garlasco. I legali di Sempio sono al lavoro per recuperare quel materiale audio e confrontarlo con le captazioni ambientali, mentre l’indagato continua a proclamarsi innocente e nega di aver avuto rapporti o frequentazioni con Chiara Poggi.
Tra gli elementi valorizzati dagli investigatori ci sono anche gli appunti contenuti nelle Moleskine di Sempio, con alcune annotazioni, riferite agli anni successivi al delitto, nelle quali compaiono frasi come “molta ansia - 2 archiviazioni”, “Stasi ha chiesto la riapertura”, “mamma in panico per la cosa di Stasi”, “Stasi ricorso in Cassazione”. Secondo i carabinieri, quegli appunti mostrerebbero un interesse costante di Sempio per l’evoluzione processuale legata alla vicenda.
Nelle agende sono riportati anche sogni e pensieri che gli investigatori ritengono utili per delineare il profilo dell’indagato, con riferimenti a violenza, paura, autolesionismo e ricerche online su Dna, omicidi, violenza sulle donne, cadaveri ed esami autoptici. La difesa dovrà ora valutare il peso di questi elementi dopo l’accesso completo al fascicolo.
Un altro passaggio riguarda l’alibi dello scontrino di Vigevano, che secondo Sempio dimostrerebbe che la mattina del 13 agosto 2007 non si trovava a Garlasco. In un’intercettazione ambientale del 22 ottobre scorso, il padre Giuseppe Sempio avrebbe detto alla moglie Daniela Ferrari: “Perché comunque lo scontrino lo hai fatto tu!”. Per gli inquirenti, questa frase rafforzerebbe i dubbi sulla versione fornita dall’indagato.
Sul piano medico-legale, la consulenza della professoressa Cristina Cattaneo colloca la morte di Chiara in una finestra temporale ampia, tra le 7 e le 12.30, ma da incrociare con il dato del disinserimento dell’allarme da parte della ragazza alle 9.12. I carabinieri individuano quindi due fasce compatibili con l’azione omicidiaria: tra le 9.12 e le 9.58, quando l’indagato chiamò un amico, oppure tra le 9.58 e le 11.25, quando ricevette una telefonata dai genitori. Entrambi gli intervalli, secondo l’annotazione, sarebbero compatibili con i dati sulla digestione del contenuto gastrico della vittima.
Nel fascicolo compare anche una valutazione critica degli investigatori sulla condanna definitiva di Alberto Stasi. I carabinieri parlano di una “suggestione creata in fase processuale e cavalcata mediaticamente in 18 anni” e definiscono alcuni elementi della precedente ricostruzione “incomprensibili” e “paradossali”, in particolare sul tema della bicicletta nera e dello scambio dei pedali.
Parallelamente resta aperto il fronte bresciano. La Procura di Brescia è alle battute finali nell’inchiesta sulla presunta corruzione legata all’archiviazione di Sempio nella prima indagine, che vede indagati l’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti e Giuseppe Sempio, padre di Andrea.
Al centro c’è il “pizzino” trovato in casa Sempio, con il riferimento a “Venditti gip archivia per 20-30 euro”, interpretato dagli inquirenti come possibile allusione a una somma nell’ordine di 20-30mila euro.