WASHINGTON - L’esercito statunitense ha avviato una nuova ondata di raid contro l’Iran, poche ore dopo che il presidente Donald Trump aveva annunciato un prolungamento della fase di rappresaglia.

Il Comando Centrale USA (CENTCOM) ha reso noto sui social che le forze americane stanno colpendo “più obiettivi in Iran” in risposta a quella che Washington definisce “aggressione ingiustificata e continua” da parte di Teheran.

L’escalation rischia di compromettere gli sforzi per chiudere una guerra già segnata da mesi di tensioni, attacchi incrociati e negoziati fragili. Trump ha avvertito che l’Iran “pagherà il prezzo” per il mancato avanzamento delle trattative, pur sostenendo che gli Stati Uniti restano interessati a un’intesa “che abbia senso” e “funzioni”.

Il segretario alla Difesa Pete Hegseth, dopo un briefing al quartier generale del CENTCOM in Florida, ha detto che Teheran aveva avuto l’occasione di arrivare a un accordo, ma non l’ha colta. “Li colpiremo duramente, alle nostre condizioni, sugli obiettivi che migliorano il nostro margine operativo e indeboliscono le capacità che l’Iran vuole mantenere”, ha affermato.

Hegseth ha accusato l’Iran di “fare giochi” negoziali e ha usato un tono insolitamente diretto: “Se dobbiamo negoziare con le bombe, negozieremo con le bombe, e siamo molto bravi a farlo”.

I nuovi raid vengono condotti il giorno dopo una prima serie di attacchi americani seguiti allo schianto di un elicottero dell’esercito vicino allo Stretto di Hormuz, incidente che Trump ha attribuito alla Repubblica islamica. Il presidente ha anche sostenuto che gli Stati Uniti avrebbero condotto una missione segreta per proteggere le petroliere e facilitare il passaggio di greggio attraverso lo Stretto, parlando di milioni di barili di petrolio movimentati ogni notte e di oltre 200 navi commerciali transitate in sicurezza.

Sul fronte nucleare, il Board of Governors dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (IAEA) ha approvato una risoluzione sostenuta dagli Stati Uniti che chiede all’Iran di dichiarare le scorte residue di uranio arricchito e consentire le verifiche degli ispettori. Il testo, presentato da Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Germania, è passato con 21 voti favorevoli, tre contrari e dieci astensioni. Russia, Cina e Niger hanno votato contro.

Teheran ha respinto la risoluzione, definendola una copertura dell’aggressione militare. Ma il nodo resta lo stesso: senza accesso pieno ai siti colpiti e al materiale arricchito, la diplomazia procede al buio.