WELLINGTON - Chris Luxon ha dato ufficialmente il via alla campagna elettorale annunciando che le elezioni generali si terranno il 7 novembre 2026.
La scelta della data segna l’inizio formale di una sfida che ricalca quella del 2023, ma con ruoli invertiti: questa volta è Luxon a cercare la riconferma alla guida di un governo conservatore, mentre il leader laburista Chris Hipkins punta a tornare a Downing Street di Wellington.
L’annuncio è stato diffuso oggi durante il ritiro di inizio anno dei parlamentari del Partito nazionale a Christchurch, seguendo una tradizione inaugurata dall’ex primo ministro John Key, mentore politico di Luxon, che prevedeva di fissare con largo anticipo la data del voto. Nell’occasione, il primo ministro ha anche svelato lo slogan della campagna: “aggiustare le basi e costruire il futuro”, un riferimento diretto al programma di riforme del suo esecutivo.
Luxon ha ribadito che il Partito nazionale si presenterà agli elettori come forza di governo affidabile sul piano economico, rivendicando interventi su istruzione, pianificazione urbana e ridimensionamento della pubblica amministrazione. “Non è il momento di mettere tutto questo a rischio”, ha detto, sostenendo che la stabilità politica resta fondamentale in una fase economica complessa.
Sulla sponda opposta, Chris Hipkins intravede un’opportunità storica. Se il Partito laburista dovesse tornare al governo, sarebbe la prima volta in oltre cinquant’anni che un esecutivo al primo mandato viene sconfitto alle urne. I laburisti fondano le proprie speranze su due fattori: le difficoltà dell’economia e la scarsa popolarità personale di Luxon.
Parlando al ritiro del partito ad Auckland, Hipkins ha accusato la coalizione di governo di rassegnazione. “Luxon, David Seymour e Winston Peters vogliono farvi credere che questo sia il massimo a cui possiamo aspirare e che tutto si sistemerà da solo. Non succederà”, ha dichiarato, promettendo che “un’alternativa migliore è possibile”.
Il contesto economico pesa sul confronto. La Nuova Zelanda ha registrato una contrazione in tre degli ultimi sei trimestri, entrando in una recessione post-pandemica che ha spinto la disoccupazione al 5,3 per cento, il livello più alto degli ultimi nove anni. Un quadro che alimenta il malcontento e rende l’esito del voto incerto.
I sondaggi più autorevoli indicano una gara serrata, con oscillazioni che negli ultimi mesi hanno premiato alternativamente una coalizione guidata dai Nazionali o un ritorno del Partito laburista. In ogni scenario, nessuno dei due maggiori partiti sembra in grado di governare da solo. Luxon dovrebbe nuovamente affidarsi ai suoi alleati di ACT e NZ First, mentre Hipkins avrebbe bisogno del sostegno dei Verdi e forse anche del Maori Party, nonostante le recenti controversie che lo hanno colpito.
Con la data ormai fissata, la Nuova Zelanda entra in un lungo anno elettorale in cui economia, leadership e alleanze saranno decisive.