Quando Salvatore e Lisa Chiodo hanno lasciato l’Australia per trasferirsi in Italia non stavano inseguendo un sogno romantico fatto di colline, vigneti e tramonti mediterranei, né tantomeno una fuga da qualcosa. Stavano piuttosto cercando una vita diversa, più semplice, meno schiacciata dalla logica del lavoro incessante e del consumo continuo che aveva scandito per anni le loro giornate a Melbourne.

Oggi vivono nella borgata Malpertus, ai piedi delle Alpi piemontesi, dove negli anni hanno trasformato vecchie abitazioni in case vacanza e dato vita a una realtà conosciuta da migliaia di persone nel mondo attraverso il progetto Renovating Italy, nato per raccontare la loro esperienza e aiutare altri stranieri interessati a ristrutturare e vivere nel Belpaese.

La loro storia, tuttavia, è iniziata molto prima, dall’altra parte del mondo, nella comunità italo-australiana costruita dagli emigrati del dopoguerra.

Salvatore Chiodo è nato a Melbourne da genitori italiani emigrati in Australia molti decenni fa. Come molti figli dell’emigrazione italiana, è cresciuto tra due mondi, quello australiano e quello tramandato in casa attraverso la lingua, le tradizioni e il lavoro. Suo padre aveva svolto numerose attività, dalla fabbrica all’edilizia, occupandosi anche di acquistare e sistemare immobili, un mestiere che Salvatore, almeno inizialmente, non aveva alcuna intenzione di seguire. “Avevo studiato fotografia proprio per non fare quello che faceva papà”, racconta sorridendo, “ma alla fine sono finito comunque a fare quello”.

Durante gli studi di fotografia conosce Lisa, australiana proveniente da un contesto molto diverso dal suo. “La più grande preoccupazione di mio padre era che mia moglie non sapesse cucinare”, ricorda divertito. “Ma poi ci siamo sposati ed erano tutti contenti”.

Per anni la coppia conduce una vita simile a quella di molte famiglie australiane, lavorando duramente e investendo nel settore immobiliare. Comprano, ristrutturano e rivendono case, affinando competenze che in seguito si riveleranno decisive. Nel 2005 e nel 2006 iniziano a guardare con interesse all’Italia, in particolare al Piemonte, dove acquistano alcune proprietà da recuperare. La prima esperienza italiana arriva quando i figli sono ancora molto piccoli. “Nostro figlio aveva un anno e nostra figlia tre. Siamo venuti qui e abbiamo provato a vivere in Piemonte per quasi due anni”.

L’esperimento viene temporaneamente interrotto dal ritorno in Australia, motivato soprattutto dalla necessità di garantire ai bambini una certa continuità scolastica, ma il richiamo dell’Italia continua a farsi sentire. “Dopo un paio d’anni è stata mia moglie a dire che voleva tornare. A lei era piaciuto tantissimo lo stile di vita italiano”.

Nel frattempo, Salvatore e Lisa continuano a investire nel settore immobiliare australiano, progettando di accumulare abbastanza risorse da trasferirsi definitivamente in Italia. I piani sembrano procedere nella direzione giusta fino all’arrivo della crisi finanziaria globale del 2008, che spazza via in pochi mesi gran parte di ciò che avevano costruito. “Avevamo un progetto molto grande in Australia e abbiamo perso praticamente tutto”, racconta Salvatore. Molte persone avrebbero probabilmente accantonato il progetto italiano, ma non loro. “Avevamo deciso di venire comunque. La domanda era: con cosa? E alla fine siamo partiti lo stesso”. In valigia c’erano poche cose, soprattutto oggetti e giochini dei figli. In tutto, quattro valigie e circa ventimila dollari australiani. Il resto della loro vita sarebbe rimasto in decine di scatoloni conservati ancora oggi nella casa della madre di Salvatore a Melbourne.

La svolta arriva con l’acquisto di una vecchia abitazione in una piccola borgata piemontese. “Questa casa l’ho pagata poche migliaia di euro”, racconta. L’immobile apparteneva a un anziano del posto e necessitava di una ristrutturazione quasi totale. Era il periodo della crisi economica e molte proprietà nelle aree interne avevano perso valore. Per Salvatore, abituato da sempre ai cantieri e ai lavori manuali, quella casa rappresentava soprattutto un’opportunità. “Piano piano ho fatto tutto. Ho sistemato, tagliato legna, lavorato dappertutto. Sono cresciuto facendo queste cose”.

Da quell’abitazione, acquistata per una cifra che in Australia non sarebbe bastata nemmeno per una piccola parte di un deposito immobiliare, è nato un percorso che nel tempo ha portato la famiglia ad acquistare e recuperare altre proprietà. Oggi gestiscono diverse case vacanza e continuano a restaurare edifici storici e rurali, condividendo online ogni fase dei lavori con una comunità internazionale di appassionati. Sul sito e sui canali di Renovating Italy raccontano la loro esperienza di vita nelle montagne piemontesi, una realtà che definiscono fatta di semplicità, autosufficienza e recupero del patrimonio edilizio locale.

Se per Salvatore il trasferimento ha rappresentato anche un ritorno alle proprie radici familiari, per Lisa è stato soprattutto un innamoramento progressivo verso uno stile di vita diverso. “Le piacciono le persone, la cultura, il cibo e il modo di vivere che abbiamo qui”, spiega il marito. Una scelta che è stata influenzata anche dal desiderio di crescere i figli in un ambiente più raccolto e vicino alla comunità.

Quello che colpisce ascoltando Salvatore non è tanto il racconto del trasferimento in sé, quanto il modo in cui interpreta oggi il concetto di successo. Per molti emigrati italiani del Novecento l’Australia rappresentava la promessa di una prosperità irraggiungibile altrove; per lui, invece, il benessere ha assunto un significato differente. “Può sembrare strano, ma la cosa migliore che ci sia successa è stata perdere tutto”, afferma. Dietro questa frase c’è la consapevolezza che la crisi li abbia costretti a ripensare completamente le proprie priorità. “In Australia lavoravo anche cento ore alla settimana. Guadagnavamo molto, ma non vivevamo”.

Oggi il confronto tra i due Paesi passa soprattutto attraverso il ritmo della quotidianità. “Lì c’è sempre qualcosa da comprare: una macchina nuova, una casa più grande. Si lavora per spendere e si spende per continuare a lavorare”. In Piemonte, invece, Salvatore dice di aver trovato qualcosa che ritiene più prezioso del successo economico. “Adesso abbiamo una vita semplice. Non siamo ricchi, ma abbiamo il tempo”.