BEIRUT – Nonostante l’accordo con Trump, gli scontri continuano: Israele ha condotto vari raid in Libano, mentre Hezbollah ha rivendicato la responsabilità degli attacchi avvenuti dopo il cessate il fuoco annunciato dal presidente americano.
La Protezione civile libanese ha annunciato di aver recuperato i corpi di sei persone dalle macerie di un’abitazione colpita martedì sera da un attacco israeliano in un villaggio del sud. In un comunicato, la Protezione civile ha precisato che i soccorritori sono riusciti a “estrarre dalle macerie sei corpi, oltre a tre feriti”, nel villaggio di Marwaniyé, vicino a Saïda.
L’Agenzia nazionale di informazione aveva riferito lunedì sera di un attacco sul villaggio che insieme ad altri 15 era stato fatto oggetto di un ordine di evacuazione israeliano nelle prime ore del mattino.
Le incursioni dell’Idf nel sud del Libano avevano anche causato la morte di cinque persone, tra cui un bambino, e 48 feriti a Tebnine. Lo ha annunciato il ministero della Sanità libanese.
Tra i feriti in questi attacchi nel sud ci sono “un medico e cinque dipendenti dell’ospedale pubblico di Tebnine, che ha subito danni in un nuovo caso della serie di attacchi effettuati dal nemico israeliano contro ospedali e centri sanitari”, ha affermato il ministero in una nota.
Una persona è rimasta uccisa in un attacco di droni contro un’auto ad Ansar nel sud del Libano. Lo scrive L’Orient Le jour segnalando altri attacchi israeliani con due raid aerei su Hanniyé e un attacco con droni su Srifa nel distretto di Tiro mentre un aereo da caccia ha bombardato la periferia di Kfarremmane a Nabatiye. Hezbollah, dal canto suo, ha rivendicato la responsabilità di un attacco contro un obiettivo israeliano avvenuti nel Libano meridionale, dopo che Donald Trump aveva promesso la cessazione delle ostilità tra le due parti. Il movimento sostenuto dall’Iran aveva precedentemente indicato che i suoi membri avevano preso di mira tre carri armati e soldati israeliani con “lanci di razzi e colpi di artiglieria”.
Notte ad alta tensione, nel frattempo, nel Golfo Persico tra le forze armate iraniane e statunitensi.Gli Usa, che nella giornata precedente avevano messo fuori uso la petroliera ‘Lexie’ diretta verso l’Iran, hanno condotto ‘raid difensivi’ sull’isola di Qeshm, colpendo una torre radio. Gli iraniani hanno reagito lanciando missili contro la nave ‘Panaya’ e prendendo di mira il Kuwait e il Bahrein.
“Abbiamo danneggiato la base della V Flotta Usa”, rivendicano i pasdaran. “Falso - risponde Washington -, tutti i loro attacchi sono andati a vuoto”. Secondo la Tv iraniana, esplosioni sono state inoltre udite in Iraq, e le sirene avrebbero suonato anche in Arabia Saudita.
L’Iran ha auspicato che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite adotti “decisioni punitive e vincolanti” contro Israele a causa delle azioni militari dello Stato ebraico in Libano, Siria e nei territori palestinesi. “Il Consiglio di Sicurezza deve andare oltre appelli generici e l’espressione di preoccupazione e adottare decisioni punitive e vincolanti contro il regime sionista. Il diritto internazionale non si difende con condanne superficiali e inefficaci”, ha affermato in un messaggio su X il vice ministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi.
“L’affermazione del presidente statunitense sull’aver dissuaso (il premier israeliano Benjamin) Netanyahu dal lanciare un attacco su larga scala contro Beirut è, più che un segno della volontà di pace di Washington, una conferma del ruolo diretto dell’America nella gestione delle aggressioni del regime sionista”, ha aggiunto Gharibabadi.