WELLINGTON - I migranti che faranno richiesta della cittadinanza neozelandese dovranno superare un test su governo, diritti e principi democratici.
La nuova misura è stata annunciata dal ministro degli Interni Brooke van Velden e dovrebbe entrare in vigore nella seconda metà del 2027.
L’esame sarà svolto di persona, in inglese, e comprenderà 20 domande a risposta multipla. Per passarlo sarà necessario rispondere correttamente ad almeno 15 quesiti. Gli argomenti includeranno il Bill of Rights Act, i diritti umani, alcuni reati, il diritto di voto, i principi democratici, la struttura del governo e le regole sui viaggi da e verso la Nuova Zelanda.
Secondo van Velden, chi vuole diventare cittadino deve comprendere non solo i benefici, ma anche le responsabilità legate alla cittadinanza. Il ministro ha detto che i richiedenti dovrebbero sapere che i neozelandesi credono in diritti come la libertà di parola e nel principio secondo cui nessuna persona o gruppo è al di sopra della legge. Il test, ha aggiunto, servirà a verificare una conoscenza sufficiente di “responsabilità e privilegi” prima della concessione della cittadinanza.
Il cambiamento segna una stretta rispetto al sistema attuale. Oggi, chi presenta domanda deve firmare una dichiarazione in cui afferma di capire i diritti e i doveri dei cittadini, ma non deve sostenere una prova formale. Con la nuova procedura, il governo vuole trasformare quella dichiarazione in una verifica concreta.
La misura si inserisce in una fase di revisione dei servizi legati alla cittadinanza. Negli ultimi mesi, il governo neozelandese ha rivendicato progressi nei tempi di scrutinio delle domande: nel settembre 2025, van Velden aveva indicato il raggiungimento dei tempi d’attesa più brevi degli ultimi cinque anni.
Il nuovo esame avvicinerà la Nuova Zelanda a modelli già adottati in altri Paesi, dove i percorsi di cittadinanza includono prove di lingua, educazione civica o conoscenza delle istituzioni. La scelta, però, apre anche un possibile dibattito: da un lato l’esigenza di garantire che i nuovi cittadini conoscano il sistema politico e giuridico del Paese; dall’altro il rischio che il test diventi un ulteriore ostacolo per migranti già integrati ma con competenze linguistiche limitate.
Per Wellington, il messaggio è chiaro: la cittadinanza non sarà più solo una dichiarazione firmata, ma un passaggio da dimostrare davanti allo Stato.