CANBERRA - L’Australia sta attraversando la fase più avvelenata e corrosiva dell’odio online, secondo la commissaria eSafety Julie Inman Grant, che ha attribuito parte del deterioramento al clima politico internazionale e ai governi contrari alla regolazione delle piattaforme digitali, compresi gli Stati Uniti con la presidenza di Donald Trump.

Davanti alla Commissione reale sull’antisemitismo, Inman Grant ha sostenuto che le grandi aziende tecnologiche si sentono incoraggiate a ridurre le protezioni perché l’amministrazione Trump non punta a farle rispettare. “La tecnologia non è mai stata così potente e le barriere di protezione non sono mai state così deboli”, ha detto.

Secondo la commissaria, la geopolitica sta contribuendo alla “fermentazione dell’odio online”, perché le piattaforme si sentono protette quando arretrano su controlli, rimozioni e misure di sicurezza. Il problema riguarda in modo particolare l’antisemitismo, ma si estende a contenuti che spesso superano i limiti operativi dell’ufficio eSafety.

L’agenzia è già impegnata in tre procedimenti contro X Corp, la società di Elon Musk, dopo l’opposizione della piattaforma a ordini di rimozione relativi a contenuti violenti. Inman Grant ha ricordato che certi materiali possono diventare virali in pochi minuti o poche ore, riducendo la capacità di intervento del regolatore, pur abituato ad agire rapidamente.

La Commissione ha ascoltato anche elementi sulle lacune di coordinamento tra polizia e regolatore. L’assistente commissaria della NSW Police Leanne McCusker ha detto che il suo team, in alcuni casi, lavora direttamente con le piattaforme per ottenere rimozioni, senza coinvolgere eSafety. Ha riconosciuto che sarebbe utile valutare un flusso informativo più regolare con la commissaria

Nel Western Australia, la polizia aveva tentato tra il 2022 e il 2024 di definire un memorandum d’intesa con eSafety, ma il processo si è bloccato. La vice commissaria Kylie Whitely ha detto che, da allora, non ci sono incontri regolari e i contatti sui casi di odio online sono rari. Nel Victoria, la polizia consulta eSafety solo quando necessario, di solito in crisi che richiedono la rimozione di dirette streaming. La Australian Federal Police ha incontrato Inman Grant solo tre volte, nel 2021, 2023 e 2026.

La Commissione ha ascoltato anche Sarah Schwartz, direttrice del Jewish Council of Australia, che ha descritto gli abusi online subiti per il suo attivismo pro-palestinese, compreso l’insulto di “traditrice”. Schwartz ha detto che la discussione dopo l’attacco di Bondi ha trasformato comunità palestinesi e musulmane in capri espiatori, chiedendo loro di rispondere dell’antisemitismo in un modo non imposto ad altri gruppi.

Il Jewish Council respinge l’antisemitismo, ma sostiene che criticare Israele e le azioni del suo governo non equivale automaticamente ad antisemitismo. Per Schwartz, concentrare le risposte politiche soprattutto sul movimento di solidarietà palestinese è pericoloso.

Le audizioni della Commissione reale proseguiranno con ABC, SBS e decine di ebrei australiani che hanno denunciato odio online. Il quadro che emerge è meno tecnico che politico: quando le piattaforme arretrano e le istituzioni non si parlano, l’odio trova spazio prima che lo Stato riesca a trovare una risposta.