SAN’A’ - I ribelli Houthi, il gruppo politico e militare sostenuto dall’Iran che controlla un’ampia porzione dello Yemen, hanno sferrato un imponente attacco con droni e missili balistici contro varie basi e installazioni dell’esercito del governo riconosciuto internazionalmente, con cui si trovano in guerra dal 2014. L’operazione condotta nella giornata di giovedì si configura come una delle più ampie azioni militari sferrate dal gruppo dal 2022, anno in cui la stipula di un cessate il fuoco aveva interrotto gran parte dei combattimenti sul campo. 

In un comunicato letto dal portavoce Yahya Saree, gli Houthi hanno rivendicato una “operazione militare su vasta scala e mirata” eseguita mediante “un gran numero di missili balistici e droni” contro siti e concentramenti di truppe nelle zone di Ruwaik, Al-Abr, Al Thaniyah e in altre aree delle regioni orientali di Marib e Hadramout, sostenendo di aver provocato “distruzione e incendi in un gran numero” di obiettivi e “centinaia” di vittime, tra morti e feriti, definite “mercenari nemici sauditi”. 

La leadership dei ribelli ha giustificato l’attacco come una misura preventiva in risposta a un presunto potenziamento delle forze sul campo da parte dell’Arabia Saudita, la monarchia del Golfo che supporta militarmente e politicamente il governo legittimo yemenita e che dispone di proprie truppe sul territorio. Gli Houthi hanno sostenuto che Riad stesse predisponendo un “massiccio rafforzamento militare” e in vista dell’imminente offensiva “le nostre forze armate hanno condotto un’operazione militare su vasta scala e mirata prendendo di mira concentrazioni di truppe nemiche saudite”.  

Nell’ambito della dichiarazione, il movimento ha inoltre annunciato l’intenzione di impedire alle navi saudite il transito attraverso lo stretto strategico di Bab el-Mandeb, lo snodo marittimo che collega il Mar Rosso all’Oceano Indiano. 

Mentre le autorità governative dello Yemen non hanno fornito un bilancio ufficiale sulle perdite, le stime riportate dalle diverse fonti internazionali concordano nel segnalare un pesante tributo di vite umane. Se fonti governative e media locali riferiscono della morte di oltre 30 soldati dell’esercito regolare (dato confermato anche da Al-Jazeera nelle due province colpite), la TV satellitare saudita Al-Arabiya cita fonti militari che quantificano in almeno 45 i morti tra le fila delle forze di governo, mentre l’agenzia AFP, sulla base di fonti mediche sul posto, parla di 38 militari uccisi e 29 feriti. 

L’azione militare ha suscitato la ferma reazione di Washington. Attraverso un comunicato diffuso sul profilo X della rappresentanza diplomatica statunitense, la missione Usa in Yemen ha espresso dura condanna per l’operazione: “I vili attacchi degli Houthi, sostenuti dall’Iran, costituiscono un altro esempio del loro terrorismo contro gli yemeniti”. 

Nella nota continua dichiarando che “la missione degli Stati Uniti in Yemen esprime le sue condoglianze alle famiglie dei coraggiosi soldati yemeniti uccisi oggi a Hadramout e Marib”, augurando al contempo una rapida guarigione ai numerosi militari rimasti feriti.