BOLOGNA – La Corte d’Assise ha condannato all’ergastolo Giampiero Gualandi, ex comandante della polizia locale di Anzola Emilia, per l’omicidio volontario di Sofia Stefani.  

I genitori della giovane, Angela Querzè e Bruno Stefani, presenti a ogni udienza, hanno accolto la sentenza in lacrime. “Sofia meritava giustizia”, ha detto la madre dopo il verdetto. 

La trentatreenne venne uccisa il 16 maggio 2024 da un colpo di pistola sparato nell’ufficio dell’uomo con cui aveva una relazione extraconiugale. I giudici hanno riconosciuto l’aggravante del legame affettivo e respinto la tesi della difesa, secondo cui il colpo sarebbe partito accidentalmente durante una colluttazione.  

Per la Procura, Gualandi agì intenzionalmente, temendo che la moglie – che aveva già scoperto la relazione – venisse a sapere che la storia non era finita. I messaggi estratti dal telefono di Sofia mostrano che la giovane aveva tentato più volte di contattare la moglie di Gualandi per rivelarle la verità. 

In aula è emersa l’immagine di una relazione sbilanciata: Sofia soffriva di un disturbo borderline ed era in terapia, mentre Gualandi, secondo l’accusa, avrebbe sfruttato le sue fragilità con promesse professionali irrealistiche. Tra gli elementi discussi anche il contratto di sottomissione sessuale, definito dalla difesa un “gioco” e dalla Procura un segnale di una dinamica di potere distorta. 

Gli avvocati dell’imputato, Claudio Benenati e Lorenzo Valgimigli, avevano chiesto la riqualificazione del reato in omicidio colposo o preterintenzionale, parlando di una “tragedia non voluta”.  

La Corte ha ritenuto la versione non credibile. Gualandi aveva chiesto perdono ai familiari lo scorso luglio, ma la madre della vittima aveva risposto: “Il perdono non lo calcolo nemmeno”.