ROMA – La Festa della Repubblica di quest’anno ha segnato un momento importante per il Paese, con la celebrazione degli 80 anni da quel 2 giugno 1946, quando si è tenuto il referendum che sancì la nascita della Repubblica Italiana e il primo voto politico a suffragio universale con la partecipazione delle donne.

Per le celebrazioni ci si è rifatti alla tradizione, con la parata ai Fori Imperiali, l’omaggio all’Altare della Patria e, per la prima volta in questa forma, organizzando un grande evento pubblico serale in piazza del Quirinale, voluto dal presidente Sergio Mattarella come festa “aperta” ai cittadini. 

La giornata è iniziata con l’omaggio del capo dello Stato e delle alte cariche all’Altare della Patria, seguito dall’inno nazionale, cantato da Andrea Bocelli, e dalla parata militare su via dei Fori Imperiali, appuntamento centrale della cerimonia organizzata dal ministero della Difesa.

Lo slogan scelto per questa edizione è ‘80 anni di Repubblica, 80 anni al servizio del Paese’.  La parata è stata inaugurata dai sindaci di 280 Comuni che hanno sfilato, davanti alle massime cariche dello Stato, prima dei corpi militari - Carabinieri, Esercito, Marina e Aeronautica -, dei reparti delle forze armate e dei mezzi militari. 

Una piccola differenza con il passato è stata segnata dal fatto che i Corpi delle forze dell’ordine, dalla Penitenziaria alla Polizia, hanno sfilato con un proprio settore, così come la Protezione civile, i Vigili del fuoco e l’unità di crisi della Farnesina. Per la prima volta nella storia delle celebrazioni del 2 giugno hanno marciato anche i cappellani militari. Non sono mancati i reparti a cavallo, protagonisti dell’incidente di venerdì sera durante le prove, e i Bersaglieri, accolti con grande calore dal pubblico.

Oltre 5.500 uomini e donne hanno marciato rappresentando, secondo il ministro della Difesa Guido Crosetto, “il volto migliore dell’Italia”. Ma non hanno sfilato solo soldati, alla parata si sono esibiti anche i droni di ultima generazione come il sistema Skynex per la difesa antiaerea che protegge da velivoli a pilotaggio remoto. E a concludere l’evento, non potevano mancare le Frecce Tricolori che hanno sorvolato l’Altare della Patria e Piazza del Popolo.

La grande novità di questa edizione è stata la scelta della Presidenza della Repubblica di sostituire il tradizionale ricevimento riservato agli ospiti istituzionali con un evento in piazza, pensato come celebrazione collettiva e diffusa. 

Davanti al palco del Quirinale si stima abbiano partecipato oltre 2.500 ospiti, tra autorità, società civile, studenti e cittadini. Uno spettacolo che ha visto l’alternanza sul palco di artisti, attori, musicisti come Paola Cortellesi, Roberto Bolle e Gianni Morandi, Annalisa e Carlo Verdone, ma anche il gruppo di sportivi, tra cui Bebe Vio, Federica Brignone, Alessandro Del Piero, Arianna Fontana. 

In mattinata, il capo dello Stato Sergio Mattarella si è confrontato con le domande di un gruppo di giovani, a cui ha offerto una prospettiva lucida e di grande equilibrio sui temi più importanti del nostro tempo.

Nel suo discorso, Mattarella ha ricordato come il popolo italiano abbia subito numerose influenze di stranieri che hanno contribuito alla formazione della coscienza collettiva di un Paese sempre aperto e sempre attraversato da migrazioni e, soprattutto, immigrazioni.

“Noi italiani abbiamo fornito seconde generazioni e quelle successive a molti Paesi d’Europa e delle Americhe. Quindi conosciamo il problema dell’immigrazione, che non è né nuovo né transitorio. È in fondo - ha sottolineato - anche la nostra storia. Dall’emigrazione con le armi in pugno come i Longobardi, che hanno dato nome alla Lombardia, a quella pacifica dopo 1000 anni degli Albanesi nel meridione d’Italia, ai tanti arrivi individuali nel corso del tempo, il nostro popolo è il risultato di tanti apporti. E il risultato finale, questa storia, non ci dispiace affatto, anzi - aggiunge - siamo orgogliosi del popolo italiano. Per questo non lo consideriamo un problema”.

Il Presidente della Repubblica si è anche detto “molto ottimista per il futuro, perché ho grande fiducia nella solidità dei nostri valori nazionali”. 

Non è mancato l’allarme per gli attacchi al multilateralismo e al ruolo delle Corti penali internazionali che secondo Sergio Mattarella è il vero problema di questi anni: “Da tempo si sta verificando il tentativo di demolire, rimuovere, accantonare il sistema multilaterale e il diritto internazionale, per sostituirvi il criterio dei rapporti di forza, con un grave ritorno fortemente indietro della storia, come per riconsegnare alla barbarie i rapporti internazionali. Per l’Italia invece - assicura - il multilateralismo è indispensabile”. 

Durante il suo intervento, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha sottolineato come il 2 giugno rappresenti non solo “una data storica, ma racconta il cammino che gli italiani hanno saputo costruire insieme, con storie di sacrificio, coraggio, unità, solidarietà e impegno, generazione dopo generazione.

Ottant’anni di Repubblica, di libertà e di partecipazione - aggiunge - ci rendono orgogliosi e riconoscenti verso chi ci ha preceduto e ha contribuito a edificare le fondamenta della nostra comunità nazionale. Ma allo stesso tempo, ci ricordano la responsabilità che ciascuno di noi ha nel custodire e rafforzare ogni giorno questo patrimonio, al servizio della Patria e delle generazioni future”. 

La giornata dell’unità nazionale accende la polemica politica

La mancanza di unità si è fatta sentire anche in una giornata che avrebbe dovuto rappresentare il terreno comune per tutte le forze politiche.

Giorgia Meloni ha accompagnato il capo dello Stato Sergio Mattarella all’Altare della Patria per il saluto al milite ignoto, insieme ai presidenti di Camera e Senato, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, e il ministro della Difesa Guido Crosetto. Con loro ha poi seguito, dal palco d’onore, la parata militare dei Fori Imperiali. 

La conta dei presenti e soprattutto quella degli assenti è cominciata a stretto giro. Il primo nome a figurare in questa conta è stato quello del vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini.

Dal suo ministero hanno poi fatto sapere che Salvini “ha passato tutta la mattinata al lavoro, come ieri peraltro, su trasporti e opere pubbliche da completare, Pnrr in primis, con l’obiettivo, fra gli altri, di evitare lo sciopero dei ferrovieri per il prossimo 11 giugno”. La delegazione del Carroccio era comunque rappresentata, tra gli altri, dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e da altri esponenti del partito di via Bellerio.

Insieme a Salvini, sulla lista di chi manca, anche i vertici dell’opposizione, la leader Pd Elly Schlein e quello dei 5 Stelle, Giuseppe Conte, occasione colta dal presidente del Senato La Russa che, interpellato al riguardo a margine dei festeggiamenti, ha dichiarato di non aver visto un capogruppo di opposizione, “tranne quelli di Italia Viva”.

“Io non chiedo mai dove sono”, ha rilanciato La Russa. 

Osvaldo Napoli di Azione ha attaccato quelli che ha definito “i rappresentanti di Putin in Italia, cioè Matteo Salvini e Giuseppe Conte”, accusandoli di aver scelto “in coerenza con la loro posizione di disertare la sfilata del 2 giugno per celebrare l’80esimo della Repubblica. Sorprende, ma fino a un certo punto, che a loro si sia associata Elly Schlein.

Nel complesso una figura meschina delle opposizioni radicali e del governo stesso visto che una sua componente contesta apertamente la politica estera e di difesa”. 

La segretaria democratica ha festeggiato la Festa della Repubblica con una nota in cui ha ricordato che il 2 giugno è il “giorno in cui l’Italia 80 anni fa scelse di aprire una pagina nuova della sua storia, dopo gli orrori della guerra, del fascismo e della negazione delle libertà fondamentali. Ed è il giorno in cui donne e uomini decidono di costruire insieme il futuro e si mettono in fila per votare dando forza a una svolta democratica che cambia per sempre il Paese, scegliendo la Repubblica. In quello che è anche il primo e fondamentale voto delle donne”.