ROMA - Trentasei ore dopo l’addio di Marianna Madia, Elly Schlein prova a spegnere le tensioni interne e a rassicurare l’area riformista, da giorni indicata come il fronte più inquieto del partito.
La segretaria dem ammette il dispiacere per la scelta dell’ex ministra, ma respinge l’idea che quella decisione possa aprire una fuga più ampia.
“Mi spiace sempre quando qualcuno decide di andarsene”, ha detto a La7, ricordando che Madia era stata “compagna di banco” al suo arrivo alla Camera, aggiungendo: “Non penso ci sia pericolo di esodo. Continueremo a fare il nostro lavoro senza rinunciare ad avere un orientamento chiaro e netto”.
Proprio quel riferimento all’orientamento del partito, sempre più marcato a sinistra dall’arrivo di Schlein alla guida del Nazareno, non ha però sciolto le perplessità della minoranza interna.
I nomi più osservati restano quelli di Graziano Delrio e Pina Picierno, indicati da alcune fonti parlamentari come possibili nuovi protagonisti di un malessere riformista. Dall’area moderata, tuttavia, si smentiscono piani di uscita. “L’impegno comune di combattere nel Pd è più saldo che mai”, afferma un parlamentare.
La lettura interna è che l’addio di Madia abbia creato scosse, ma non una frattura immediata. “Ha aperto una emorragia, ma ha contribuito a compattare ulteriormente i riformisti”, ragiona una fonte dem, secondo cui le insofferenze restano, ma “nessuno progetta qualcosa fuori dal Pd”.
Schlein, nel frattempo, prova a recuperare il terreno sul piano identitario, presentando un libro su Aldo Moro e rivendicando il carattere plurale del partito: “Il Pd continuerà a essere un partito plurale, orgoglioso di tutte le radici culturali che gli hanno dato vita. Continueremo in maniera inclusiva a costruire l’alleanza progressista”.
Parole accolte con prudenza dai riformisti, la cui priorità è evitare che il richiamo alle culture fondative del Pd resti solo un omaggio al passato. “La sintesi politica non è il culto delle ceneri, ma confronto con chi oggi fa il Pd”, osserva un esponente dell’area moderata.
Il caso Madia resta comunque il segnale di un disagio che covava da tempo. Eletta per la prima volta nel 2008, indicata capolista dall’allora segretario Walter Veltroni, l’ex ministra è stata per anni una delle figure riconoscibili del centrosinistra di governo.
Il suo addio era nell’aria da mesi, raccontano fonti riformiste, ma fino all’ultimo si era tentato di evitarlo.
Il Pd deve ora capire se riuscirà a tenere insieme la spinta identitaria progressista impressa da Schlein con le sensibilità più moderate che rivendicano spazio e riconoscimento dentro il partito.