LONDRA – La Cina avrebbe chiesto in via confidenziale a Teheran di intervenire sugli Houthi dello Yemen per contenere l’escalation nel Mar Rosso, dopo che il Regno Saudita si sarebbe rivolto a Pechino per ottenere assistenza diplomatica.

La richiesta saudita sarebbe stata espressa dopo la rapida avanzata degli Houthi lungo la costa occidentale dello Yemen e nell’area dello stretto di Bab el-Mandeb, una delle principali rotte marittime per le esportazioni petrolifere del Medio Oriente.

Secondo tre fonti iraniane a conoscenza della vicenda, citate da Reuters, Pechino avrebbe chiesto all’Iran di utilizzare la propria influenza sul gruppo, armato, addestrato e finanziato da Teheran e parte del cosiddetto “Asse della Resistenza”.

Non è stato chiarito attraverso quale canale sia stato trasmesso il messaggio né se la questione sia stata affrontata durante la visita in Cina del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi, avvenuta mercoledì.

Le fonti hanno riferito soltanto che Teheran avrebbe risposto sostenendo che stabilità e pace regionali dipendono dalla fine della guerra condotta da Stati Uniti e Israele contro l’Iran.

Pechino non avrebbe formulato minacce né prospettato conseguenze economiche nel caso in cui Teheran non riuscisse a contenere gli Houthi.

Il ministero degli Esteri cinese ha dichiarato pubblicamente che la Cina non vuole vedere le tensioni regionali estendersi ulteriormente allo Yemen e al Mar Rosso.

“L’aumento dell’instabilità regionale non è nell’interesse di nessuna delle parti”, ha affermato, chiedendo rispetto per la sovranità e la sicurezza degli Stati, tutela delle infrastrutture essenziali e una soluzione attraverso dialogo e negoziati.

La Cina mantiene forti interessi economici nella stabilità dell’area.

Da oltre un decennio è il principale partner commerciale dell’Iran e il maggiore acquirente del suo petrolio. Nel 2025 gli acquisti cinesi rappresentavano oltre l’80 per cento delle esportazioni iraniane di greggio via mare, pari in media a circa 1,4 milioni di barili al giorno.

L’escalation nel Mar Rosso aggiunge nuove difficoltà a un mercato energetico già condizionato dalla chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz.

Attacchi prolungati contro navi o porti potrebbero compromettere anche Bab el-Mandeb, mentre una lunga interruzione dell’oleodotto East-West Pipeline saudita potrebbe incidere fino al 4 per cento dell’offerta mondiale di petrolio.

La Cina aveva già esercitato un ruolo diplomatico nella regione nel 2023, quando favorì il ripristino delle relazioni tra Iran e  Arabia Saudita dopo anni di ostilità.